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L'ORO DEL RENO

Melodramma in quattro scene Musica di Richard Wagner Libretto del compositore

Scena prima.

In fondo al Reno.

Le tre figlie del Reno, Woglinde, Wellgunde, Flosshilde, stanno a guardia
dell’oro, che è infisso al uno scoglio, al centro della scena. Nuotano giocando
e scherzando fra loro. D’improvviso da un anfratto sbuca un ano orribile, che si
ferma a guardare le tre fanciulle con avida cupidigia: è Alberico, il Nibelungo.
Le tre figlia del Reno si prendono gioco di lui, fingendo di lasciarsi afferrare
e sfuggendogli abilmente. Mentre il goffo nano cerca invano di inseguire le
fanciulle, un raggio di sole attraversa l’acqua e viene a cadere sull’oro, che
brilla fulgidamente. Le fanciulle, storditamente, ne narrano i poteri
meravigliosi: chi riuscisse a diventarne padrone, maledicendo l’amore, e ne
facesse un anello, diverrebbe padrone del mondo. Allora, fulmineo, il Nibelungo
s’arrampica sullo scoglio, maledice l’amore (che le fanciulle gli hanno negato),
stappa l’oro dalla roccia. Invano si leva il pianto delle figlie del Reno. Le
acque si fanno buie, si trasformano in nuvole, che i diradano in nebbia. Svanita
anche questa, appare un luogo aperto sui monti.

Scena seconda.

Sui monti, ai piedi del Walhalla.

Giù nella valle scorre il Reno. Wotan e Frick guardano la rocca del Walhalla,
che Wotan ha fatto costruire dai giganti Faslot e Farner. Wotan aveva promesso
loro la Dea della giovinezza, Freia. Ma se Freia lascerà gli dei, essi
invecchieranno. Fricka se ne preoccupava; ma Wotan, che intanto ha mandato Loge,
dio del fuoco, a cercare qualche altro compenso per I giganti, la rassicura. I
due giganti vengono infatti a reclamare il prezzo del lavoro compiuto. Wotan li
intrattiene finché non giunga Loge. Questi appare e racconta la storia
d’Alberico, della sua enorme potenza acquistata da quando si è impadronito
dell’oro del Reno. Vien fatta a Fasolr e Fafner la proposta di accettare l’oro
di Alberico in cambio di Freia. I due accettano, ma nel frattempo trascinano con
loro la dea, come ostaggio. Loge e Wotan si preparano a scendere negli abissi
del Nibelthein per rubare l’oro e i tesori ad Alberico. Vapori avvolgono la
scena, che comincia a scendere entro la terra. Man mano che si discende,
appaiono lampi serrasti, e si ode un gran rumore di lime e di incudini battute.
Mentre il rumore si allontana, si delinea una grande caverna con molti sbocchi
da varie parti.

Scena terza.

La residenza sotterranea dei Nibelunghi.

Alberico, forte del potere che ha conquistato impadronendosi dell’oro del Reno,
costringe ferocemente il popolo dei nani Nibelungi a lavorare per lui: essi
stanno preparandogli un immenso tesoro. Alberico si è foggiato il famoso anello,
e lo porta al dito; suo fratello minore Mime gli ha foggiato un elmo magico; chi
lo porta in capo può tramutarsi nella forma che preferisce. Chi spiega tutto
questo a Wotan e a Loge, è appunto Mime, in un breve momento di sosta. Ma tosto
gli è addosso Alberico, invisibile perché porta l’elmo: e sprona al lavoro lui e
gli altri nani suoi schiavi. Toltosi l’elmo, egli appare ai due dei; e per
mostrare il suo potere, si rimette l’elmo e si trasforma in gago; poi, per
astuta richiesta di Loge, in rospo. Loge allora lo tiene fermo con un piede, gli
toglie l’elmo e lo fa prigioniero. La scena, passando di nuovo attraverso le
fucine e le viscere della terra, ritorna sulle vette dei monti.

Scena quarta.

Sui monti ai piedi del Walhalla.

Gli dei costringono Alberico a consegnare loro il tesoro e l’anello; questo
finisce al dito di Wotan. Liberato Alberico maledice l’anello e i suoi assessori
presenti e futuri, e sparisce negli abissi del Nibelheim. Tornano i Giganti per
scambiare Freia con l’oro. Si dovrà ammucchiarne tanto fino a nascondere
completamente la persona della dea. Per fa questo è necessario porre in cima al
mucchio anche l’elmo; e ancora, da uno spiraglio, Faslot riesce a vedere lo
sguardo di Freia. A chiederlo, necessario introdurre nel mucchio anche l’anello.
Wotan non vorrebbe assolutamente cederlo. Ma Erda, dea della sapienza terrestre,
appare e gli ordina di credere l’anello, rivelandogli che una maledizione pesa
sugli dei. Appena restituita Freia e messe le mani sul tesoro e sull’anello, la
maledizione mette in discordia i giganti e Fafner uccide Fasolt. Wotan pensa
come potrà distruggere il potere della maledizione. Donnes intanto, con un colpo
del suo tonante martello, crea una tempesta della quale esce un grandioso
arcobaleno, che unisce i monti alla rocca del Walhalla. Su questo splendido
ponte di luce gli dei entrano trionfalmente nel Walhalla. Loge però li irride,
preannunciando la loro rovina. Nella valle si ode il lamento delle figlie del
Reno.