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CARMEN

Dramma lirico in quattro atti Musica di Georg Bizet (1838 - 1875) Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Havély

Atto primo.

Siviglia verso il 1820.

Presso la manifattura di tabacchi, Moralès, capo dei dragoni, osserva
l’andirivieni dei passanti. Giunge, dal suo paese di campagna, Micaëla, alla
ricerca del brigadiere Don José. Le viene detto che José non è ancora arrivato,
anche se non tarderà molto; la giovane quindi si allontana. Una grande
animazione accompagna la comparse sulla pizza delle ragazze, che escono dalla
manifattura per la pausa. Solo José, giunto nel frattempo, si mostra
disinteressato alle giovani: ama Micaëla e ha promesso alla madre di sposarla.
Tutti gli uomini attendono la comparsa di Carmen, e quando finalmente la bella
sigaraia compare le si stringono attorno (habanera: “L’amour est un oiseau
rebelle”). Carmen si accorge dell’indifferenza di José e per provocarlo, senza
profferir parola, gli lancia un fiore prima di ritornare nella manifattura. José
ne è turbato e, svasi inconsciamente, cela il fiore sotto la giubba. Ritorna
Micaëla, consegna a José una lettera della madre e prima di tornarsene al paese
lo bacia castamente. Grida improvvise si odono provenire dalla manifattura.
Carmen si è azzuffata con una compagna e l’ha ferita al volto. Zuniga, tenente
delle guardie, l’arresta e ordina a José di condurla in prigione. Rimasta sola
con il brigadiere la donna dà inizio alla sua opera di seduzione: gli promette
amore in cambio della libertà. José, definitivamente irretito, l’aiuta a
fuggire.

Atto secondo.

Un mese è passato. Nella taverna di Lillass Pastia, Carmen attende il ritorno di
Don José, che è satato imprigionato per averla lasciata fuggire, danzando con le
altre zingare. Entra, fra le acclamazioni generali, il torero Escamillo, che
vuole brindare con gli amici. Egli rivolge qualche frase galante a Carmen, ma il
pensiero della donna è rivolto solo a José, e quando gli amici contrabbandieri
la invita ad unirsi a loro per un nuovo colpo, la zingara rifiuta dichiarandosi
troppo innamorata per questo genere di imprese. Giunge finalmente José, uscito
di prigione, ma s’ode una tromba suonare la ritirata e il brigadiere si accinge
a far ritorno in caserma. Grande è allora il dispetto di Carmen, che copre di
scherno l’uomo. A nulla valgono le profferte d’amore di José e solo l’improvviso
sopraggiungere di Zuniga interrompe il loro litigo. Scoppia una rissa, sedata
dall’intervento dei contrabbandieri, e a quel punto José si vede costretto a
unirsi a loro disertando l’esercito.

Atto terzo.

La vita fra le montagne non si confà a Don José, torturato dai rimorsi. Anche il
suo rapporto con Carmen non è più quello di un tempo. La zingara interroga le
carte; il responso è terribile: la morte. Micaëla, nel disperato tentativo di
redimere l’uomo che ama, giunge nel rifugio dei contrabbandieri incitando Don
José a raggiungere la madre morente. L’uomo la segue, non senza aver prima
minacciato Carmen della quale è follemente geloso.

Atto quarto.

Di fronte all’arena di Siviglia, il popolo acclama festante il corteo di
Escamillo, è fra la folla. Celato nella confusione generale vi è anche Don José,
pazzo di gelosia. La zingara lo affronta, sola nella piazza deserta poiché tutti
stanno assistendo alla corrida. José implora e minaccia. La vuole tutta per sé.
Ma la donna gli si nega, la sua mancanza di carattere l’ha annoiata, e in segno
di disprezzo gli getta in faccia l’anello che le ha donato. A quel punto,
furente e accecato dalla disperazione, José l’uccide.