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Addio a Franco Corelli, "divo" della lirica

E' morto a 82 anni il grande tenore anconetano: "idolo" del Regio, cantò con la Callas e la Tebaldi Voce straordinaria e fisico prestante: ha incarnato l'eroe romantico

Franco Corelli se n’è andato. Il grande tenore marchigiano, uno dei
massimi interpreti del melodramma, si è spento a Milano all’età di 82 anni, in
un istituto nel quale era da tempo ricoverato.

Nato ad Ancona nel 1921, Franco Corelli aveva cominciato a cantare per caso,
frequentando un cugino animatore di un coro lirico e alcuni amici appassionati
di opera che si riunivano nelle sale del Casino Dorico, all’interno del Teatro
del Muse. Un anno fa, in occasione della riapertura del Teatro, chiuso da 60
anni, lo stesso tenore aveva rivelato che l’idea di dedicarsi al canto gli era
venuta “alla fine degli anni Quaranta” durante quelle riunioni.

Prima - aveva raccontato - ero stato a teatro solo una volta per
ascoltare Pertile
“, ma senza pensare di poter intraprendere una carriera
legata alla musica, alla quale approdò piuttosto tardi, a trent’anni, dopo aver
lasciato un impiego sicuro come ragioniere per mettersi in luce al Teatro Lirico
Sperimentale di Spoleto, dove, sotto la guida di Ottavio Ziino, debuttò
nel 1951 nel ruolo di don Josè, uno di quelli che avrebbe più frequentemente
sostenuto negli anni a venire. La tappa successiva fu Roma con Romeo e Giulietta
di Zandonai, Adriana Lecouvreur, ancora Carmen e Boris Godunov.

Dotato di una voce di straordinaria bellezza e potenza da tenore lirico spinto e
di una grande versatilità che gli consentiva di affrontare vari stili
operistici, Corelli colpì l’immaginazione del pubblico anche per il suo aspetto
prestante e così diverso da quello di tanti tenori, piccoli o panciuti, che lo
rendeva ideale per i ruoli di eroe romantico. Volto da divo del cinema o dei
fotoromanzi allora tanto in voga, spalle larghe e lunghe gambe muscolose lo
hanno reso un perfetto Manrico (leggendaria la sua Pira al Regio), Radames,
Calaf, Cavaradossi, Andrea Chenier. Nel suo repertorio ci furono grandi
interpretazioni tenorili dei capolavori verdiani (oltre a Trovatore anche Don
Carlo e Aida) e pucciniani (Boheme, Fanciulla del West, Tosca, Turandot), e
ancora Fedora, Gioconda, senza disdegnare incursioni in opere meno note, tra cui
Guerra e pace di Prokofiev, La vestale e Agnese di Hohenstaufen di Spontini, Il
Pirata di Bellini.

Corelli ha cantato in tutti i maggiori teatri del mondo, dalla Scala al
Metropolitan di New York a fianco delle più celebri primedonne dell’epoca: Maria
Callas, Maria Caniglia, Renata Tebaldi, Leontyne Price, Birgit Nilsson,
Elizabeth Schwarzkopf, Joan Sutherland. Memorabile, in particolare, la
partnership con la Callas, una delle più importanti sulla scena lirica della
seconda metà del Novecento: insieme apparvero ne La Vestale alla Scala, con la
regia di Visconti, e in Fedora, Poliuto e Norma.

Fu un uomo di esasperato perfezionismo: quando la sua voce cominciò ad accusare
le prime difficoltà legate all’età e all’intensa attività cominciò a diradare le
sue apparizioni, selezionando accuratamente i ruoli e dedicandosi ai concerti,
dividendosi tra l’Italia e New York. Non ebbe mai occasione di cantare al Teatro
delle Muse nella sua città natale, danneggiato da una bomba nel 1943.

Ma sul finire di carriera ebbe comunque modo di esibirsi nella sua regione di
origine, le Marche, cantando allo Sferisterio di Macerata in Turandot (1970) e
Carmen (1974) a fianco di Grace Bumbry. Il suo addio alle scene avvenne a Torre
del Lago, in Boheme nel 1976, seguito da alcuni concerti negli Usa nel 1980.