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Della cieca fortuna un triste esempio - Leicester

da "Elisabetta, Regina d'Inghilterra" di Rossini

LEICESTER
(solo)
Della cieca fortuna un triste esempio,
lasso! in me trovo. In questo giorno il sole,
testimonio di gloria,
sorgeva a rischiarar la mia vittoria.
Tramonta appena il sole, e in lutto
per me si cangia il tutto.
(Siede.)
Ma d’uopo han di conforto
dopo lungo vegliar, le stanche membra,
e, mio malgrado, al sonno
sento che gli occhi miei regger non ponno.
(Si addormenta e parla in sogno.)
Sposa amata… respira…
Cessan gli affanni nostri…
È il ciel placato…
Tergi quel pianto ormai…
Idolo del mio cor… penammo assai…
Deh! sposa… ascolta… non fuggir…
T’arresta.
(Si sveglia e si alza ad un tratto.)
Ohimè!… dove son io?…
larva fu questa.
Fallace fu il contento,
certa è la mia sciagura.
Immerso, oh Dio! mi sento
nel primo affanno il cor.
Saziati, o sorte irata:
apriti o terra, e invola
quest’alma desolata
a tanto suo dolor.
E l’adorata sposa,
e l’innocente Enrico
per sopportar sì fiera
perir dovranno!… Oh Dio!
immagine d’orrore,
converria di macigno avere il core.