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Lettera a Maria Callas

di Gabriella Leopizzi

Maria

Non ricordo chi ha detto,

“Dio, come canteranno i tuoi angeli in cielo

se a noi

sulla Terra

hai concesso

di ascoltare una Voce così?”

Maria..

Tu eri già all’apice della carriera e della gloria

quando io vivevo i miei sedici anni

DISPERATI.

“Ancora un anno è passato

senza un grido

senza un lamento

venuto a rompere d’improvviso il giorno..”

Frase letta non ricordo più dove

Ma che ripetevo ad ogni mio nuovo compleanno

di prigionia angosciante,

nella mia tragica famiglia.

Anno dietro anno..

Ogni giorno identico a quello precedente

Nella solitudine straziante e muta

Nella frustrazione di una giovinezza ARDENTE

Che premeva.. PREMEVA, dentro..

Un muro altissimo

Invalicabile

Tra me e la VITA…

“Ma che cosa è per te la vita?”

chiedeva la mia amica Lina,

ragazza normale in una normalissima famiglia

Cosa era, (e cosa è), per me, la VITA?

No, non Principi Azzurri, Feste, Onori..

VITA è poter stendersi tra l’erba

E guardare le trine di rami e foglie

contro l’azzurro del cielo…

O i mille giuochi delle nuvole,

dalle forme mutevoli

sulle quali fantasticare.

O, la notte,

perdersi tra miliardi di stelle palpitanti..

O imbastire lunghi discorsi con la Luna

quando è grande e tonda

e sembra stia lì ad ascoltarti,

sorridendo sorniona.

VITA è l’Amore da dare e ricevere…

Le cose belle fatte con le persone cui vuoi bene.

Per le persone cui vuoi bene…

Per le persone che hanno bisogno

E, magari, possono ripagarti soltanto con un sorriso.

VITA è viaggiare alla scoperta di orizzonti nuovi

fisici, mentali o spirituali.

L’incontro con persone diverse da te

Per arricchirti di esperienze

Per imparare a guardare con altri occhi

Quanto ci circonda.

Vita è, soprattutto, LIBERTA’…

Poter fare le cose che più ti piacciono,

o che più ritieni utili,

senza che alcuno interferisca.

NON è VITA avere per orizzonte

le quattro mura di una stanza..

e per cielo il soffitto.

NON è VITA

Poter contare solo

su un quadratino di finestra

dalla quale intravedere

uno spicchietto di cielo,

ed assistere al cambiamento delle stagioni

attraverso qualche albero, striminzito,

che giù in strada,

si ingegna a non morire

soffocato dall’asfalto.

NON è VITA un giorno identico all’altro..

Anno dopo anno

In un silenzio irreale

Rotto unicamente

da parole di disprezzo

O di odio

O da liti furibonde..

Ma per quanto cercassi di spiegarti,

COSA potevi capire

tu, Lina,

ragazza normale,

della mia DISPERAZIONE?

Per non impazzire, per non morire

mi inventavo di tutto1

dal disegno, agli amici di penna

trovati su Topolino,

(tra i quali anche tu, Lina)

Dal leggere

(a sedici anni ero già a Dostoiewski, Camus)

a collezioni varie..

Ma i sedici, anni

NON POSSONO accontentarsi

soltanto di queste cose!

Il radiogrammofono..

Un grosso mobile di radica..

Si apriva dall’alto ed appariva il Grammofono

Con il suo braccetto nero..

La puntina-chiodo…

Se si aprivano le antine,

il frontalino della radio… Giravi una manopola,

si accendevano lucine di tanti colori..

E suoni, canti,,,

conversazioni in tutte le lingue..

La TV, allora, un lusso da “ricconi”!

Quel frontalino pieno di colori…

Giravo pian piano la manopola e fantasticavo

Specialmente la notte

Quando tutto era silenzio.

Il mio UNICO contatto con il mondo,

oltre le lettere e le finestre…

Anche tu sei arrivata

Attraverso quella radio, Maria..

Una sera di pieno inverno..

Mai interessata alla musica, fino a quel momento!

Nemmeno alle canzonette…

Gira e rigira la manopola..

La mano si blocca.

Una musica struggente..

E su quella musica

Una voce…

Canta la voce… Dice cose…

Non capisco le parole..

O, meglio, non capisco il testo nella sua interezza…

Ma, egualmente, “vedo”…

Un albero smunto..

sulla cima di una collina pietrosa

Rannicchiata sotto l’albero

una ragazza.

Ha freddo

Ha fame

Ha paura…

C’è una luna grande che illumina la valle

sottostante..

Nella valle, delle case..

Le finestre illuminate..

Il fumo dai camini…

Tutto parla di tepore, benessere ed amore

In quelle case lontane..

Da lì la ragazza è stata scacciata

Non sa bene per quale colpa

O quale cattiveria del prossimo…

Ma lei sa che MAI PIU’ potrà tornare…

E piange, la ragazza..

Il pianto accorato,

sommesso,

straziato,

di chi sa di non poter più sperare…

… E’ il mio stesso pianto..

derivato dal medesimo dolore…

Ogni nota un sospiro, un lamento, un grido

della mia anima esiliata

della mia vita calpestata..

E piango.. Piango.. Piango…

Ma ecco che le note si allineano..

Una Scala che sale.. Sale..

Note fatte di lacrime

e trasformate in gradini d’Argento…

Sale la Scala…

Su.. su.. su..

Castelli di Cristallo

Zampilli di acqua limpidissima…

Tappeti di fiori di ogni colore..

Valli verdissime..

Monti verniciati d’oro dal Sole

E poi d’argento dalla Luna…

Arcobaleni smaglianti

Nuvole bianchissime

Leggere come sospiri…

E profonde caverne

Grotte incantate

Piene di scrigni traboccanti tesori..

Vulcani infuocati che eruttano

Non so se lava o sangue palpitante…

E’ LA CALLAS

Che canta “Casta Diva”, dalla Norma di Bellini.

Ma dietro alla sacerdotessa druidica

C’eri tu, Maria

Che trasfiguravi il Tuo dolore

Rannicchiata ai piedi

Dell’albero rinsecchito…

E, quella sera,

hai aiutato me

a fare altrettanto..

Mi hai preso per mano

e mi hai portato via con te..

Su, su su.. per Paradisi lontanissimi.

nei quali nessun dolore, nessuna cattiveria

potevano sfiorarci…

Avevo soltanto la radio, allora…

Di farmi comprare dei dischi neanche a parlarne..

Ma tu eri all’apice del successo

E, per mia fortuna,

le tue interpretazioni erano spesso in onda…

E ogni volta che arrivavi

Mi tendevi la mano..

E volavamo via…Lontano..

Lontanissimo…

E un giorno ti ho scritto

“A Maria Callas - Milano”

Eri talmente famosa,

che anche senza il nome della città

la mia lettera ti sarebbe egualmente arrivata,

da qualsiasi parte del mondo

fosse stata inviata…

Avevo scritto a Maria, non alla Callas..

E ti dicevo chiaramente che non volevo autografi,

non aspettavo risposta..

Era soltanto per dirti GRAZIE…

Tu hai compreso benissimo la differenza..

Una tua lettera lunga e bella.

Una intera opera, una foto bellissima

Con tanto di autografi..

La promessa che, una volta a Roma

Ci saremmo incontrate..

La lettera l’ho avuta in ospedale…

La mia quinta o sesta operazione..

E ti ricordavi di me

Mandandomi cartoline

Dalle tournee nei posti più impensati del mondo.

Rispondendomi subito

Quando mi facevo viva con te…

La Divina, davanti alla quale

Si inchinavano i Re ed i Potenti della Terra

Che ovunque andasse

trovava migliaia e migliaia di fans osannanti

si ricordava spesso della piccola amica romana.

Ma non era LA CALLAS che si ricordava.

Era Maria

Si chiama transfert?

A un certo punto io,

ragazzina senza una vita,

ho cominciato a vivere

attraverso te…

I tuoi successi erano i miei..

I tuoi viaggi erano i miei..

I tuoi bellissimi vestiti,

erano tali e quali a quelli

che, potendo, avrei scelto io..

Montagne di rotocalchi..

che allora traboccavano di te…

per seguirti…

In mezzo a tue migliaia di foto

di trionfi

di frequentazioni regali

di viaggi da sogno

una mi ha colpito in modo particolarissimo…

Una foto da nulla.

Passeggi sotto casa tua ed è primavera..

l’ombra dei rami e delle foglie

proietta sul marciapiede e su di te

una specie di merletto…

“Sento” la brezzolina carezzarti il viso…

Uno STRUGGIMENTO…

Guardare come un sogno irragiungibile

persino una passeggiata sotto casa

in un mattino di primavera…

Anche per merito tuo, Maria,

sono riuscita a non impazzire,

a non suicidarmi

Mi avevi fatta entrare in una favola stupenda…

In un sogno

che sembrava diventare sempre più esaltante…

Alla fine, anche per me,

si è rotto il tragico incantesimo..

Certo non avevo un “Christina” per abitazione

Né Montecarlo come cornice…

Ma avevo la mia giovinezza ancora intatta.

Nonostante tutto…

Eccola, la LIBERTA’!!!

La possibilità di AMARE

Di essere AMATA!

Di andare dove voglio

Di fare quello che ritengo più opportuno

Senza che alcuno neghi,

critichi od interferisca!

Maria

Intatti il mio affetto per te donna

La mia devozione per te Artista..…

Ma ormai non devo più vivere

attraverso te.

Seguo sempre le tue vicende,

sia pur con maggior distacco,

sui giornali,

che parlano sempre meno di te..

Questo non perché ti abbiano dimenticata, anzi!

Sei sempre subissata da offerte le più invitanti

Supplicata dai tuoi fans di tornare…

Ma tu ti rinchiudi sempre di più

Sempre di più

Nella tua casa parigina.…

E in un tiepido mattino di settembre

Te ne sei andata via improvvisamente…

In perfetto, solitario silenzio..

Come solitari e silenziosi

Sono stati i tuoi ultimi anni

“Muore giovane chi è caro agli Dei”..

Con te, Maria, gli dei non sono stati

pietosi abbastanza..

da risparmiarti

almeno dieci anni di disperazione!

Maria..

Non posso più ascoltare i tuoi dischi..

Mi fa TROPPO male.

Ogni tanto penso…

Sei morta sotto l’albero scheletrito..

Di solitudine..

Al buio.. Al freddo..

Quel tuo pianto sommesso..

Disperato e trasfigurato…

Che non può più trasformarsi

In scala d’argento..

Hai dato tutto di te alla CALLAS …

O LA CALLAS si è preso TUTTO di te?…

Sei stata contraccambiata fino all’impensabile,

con onori, ricchezze ed amori

come pochissime altre Artiste al mondo

dal tempo dei tempi….

Hai avuto, soprattutto,

la Magica Scala d’Argento

Che Lei si è però portata via..

quando si è allontanata,

Ti ha lasciata senza più palazzi di Cristallo,

E Boschi Incantati…

E Caverne Magiche..

E’ rimasta Maria?

O soltanto un guscio ormai vuoto

In un oceano di silenziosa solitudine?

Maria

Non ho sofferto per il tuo “andar via”!

Ho pensato che ora,

saresti stata finalmente in pace..

Ricordata dall’Affetto

Di quanti ti avevano conosciuta personalmente

Di quanti avevi saputo aiutare.

Con la tua Arte.

Quanto hai donato, Maria?

Sai, infatti, cosa mi fa ancora più impressione,

ora,

nell’anno di grazia 2004,

a quaranta anni dal tuo ritiro dalle scene

ed a ventisette dalla tua morte.?

Andare in giro in Rete,

da un Motore di ricerca all’altro,

e trovare migliaia e migliaia di articoli

su te, Maria..

sulla tua Grandezza,

.

Articoli non solo in tutte le lingue occidentali,

ma in cirillico, in aramaico,

in ebraico, in giapponese,in cinese, in coreano…

E chi più ne ha più ne metta.

Al dilà della Voce eccezionale

delle perfezioni tecniche,

delle ineguagliabili doti di attrice,

quasi sconosciute, prima del tuo arrivo,

sul palcoscenico lirico,

E’ questo il Miracolo più grande

che ha saputo fare Maria Callas,

Soprano Drammatico di Agilità!

Saper trasformare,

la sua Anima in Voce!

Per poter “raccontare e raccontarsi”

Senza bisogno di alcuna traduzione…

Perché i Sentimenti

sono identici per tutte le creature al mondo

E mi viene in mente,

La Rondine de “Il Principe Felice”, di Wilde…

La Rondine che spoglia, giorno dopo giorno,

La statua del Principe

Di tutte le sue scaglie d’oro

Di tutte le sue gemme,

per farne dono ai poveri…

Vola La Rondine,

di quartiere in quartiere,

di casa in casa

per deporre i suoi doni

sui davanzali di chi ne ha più bisogno…

E l’inverno la sorprende

Ormai troppo stanca

Per migrare verso i paesi caldi…

E il freddo la uccide…

Nella fornace in cui sono gettati

La statua ormai spoglia e la rondine morta

Alla fine, viene ritrovato il cuore dell’uccellno.

Intatto.

Quel cuore tu continui a donare a noi, Maria,

attraverso le registrazioni, tantissime, per fortuna…

Le pochissime persone

Che sono riuscite a vederti

Sul tuo letto di morte,

hanno detto che eri bellissima

con la tua lunga treccia nera sulla spalla.

A me piace ricordarti

Sovrapponendo al tuo sorriso

Ai tuoi occhi di incanto,

i fotogrammi finali

di un documentario a te dedicato..

Delle rose rosse

spinte dolcemente verso il largo,

dalle onde azzurrissime dell’Egeo

che ha accolto le tue ceneri…

Gabriella Leopizzi

ga.leo@tiscali.it