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Ricordo di Anna Moffo

di Lanfranco Visconti

Ricordo di Anna Moffo
di Lanfranco Visconti

Era il 14 Marzo 1958. Per me una data che è rimasta nel cuore. Avevo poco meno di dieci anni e, come spesso in quegli anni accadeva, con i miei genitori e alcuni amici sassaresi, raggiunsi Cagliari per ascolatre e seguire Turandot di Puccini che si rappresentava nel glorioso e indimenticabile Teatro Massimo. Allora le grandi opere liriche venivano allestite forse con più entusiasmo di oggi, con grande passione e anche con limitati mezzi economici, lesinando magari su scene e costumi, ma non certo sulle voci. Ricordo perfettamemnte (sembra ieri…) quella indimenticabile recita sia per il numeroso pubblico che affollava il teatro che per la prestigiosa compagnia di canto scritturata, che annoverava il soprano italo-americano Anna Moffo, allora giovanissima (tre anni dopo dal suo grande debutto in teatro a Spoleto in Norina di Don Pasquale), che interpretava il ruolo di Liù. Ebbene quella sublime artista incantò ed emozionò tutti noi per la delicatezza e la soavità della sua voce di autentico soprano lirico puro e per la coinvolgente bellezza fisica. Una voce, la sua, di puro velluto, leggera, che, grazie ad una tecnica agguerrita, riusciva meravigliosamente a piegare con stile perfetto e grande espressività.

Ricordo che al termine dell’aria “Tu che di gel sei cinta”, cantata con straordinaria intensità emotiva, l’intero teatro venne giù, con tutto il pubblico emozionatissimo in piedi che tributò alla giovane Moffo oltre cinque minuti di fragorosi applausi e richieste di bis. Al termine di quella recita, andai a salutarla nei camerini e lei, con tanta grazia e simpatia, mi regalò una sua fotografia sulla quale scrisse una dedica bellissima. Un gran bel regalo, un bellissimo ricordo.

Anna Moffo - che nell’arco della sua gloriosa e luminosa carriera artistica internazionale è arrivata ad interpretare oltre centocinquanta ruoli differenti, deliziando i pubblici dei più prestigiosi teatri lirici di tutto il mondo - aveva la straordinaria capacità di legare i suoni senza interrompere mai la tensione e la fluidità del discorso, dando ad ogni parola cantata e ad ogni frase un unico respiro e un timbro sempre omogeneo e inconfondibile.

Dopo quella magica serata, ebbi, fortunatamente, altre occasioni per riascoltarla e salutarla: in Violetta e Lucia nel 1964 rispettivamente al Teatro alla Scala e al Regio di Parma e, infine, nel 1972 all’Opera di Roma ancora in un’altra edizione di Lucia di Lammermour. Il suo nobile canto, la sua divina grazia e le sue indiscusse doti sceniche, rimarranno sempre nel mio cuore e nel cuore di tutti gli appassionati del bel canto italiani e del mondo del melodramma intero.

Mi (e ci) rimangono la consolazione delle sue registrazioni discografiche e video (fra le quali la sua eccezionale Violetta di Traviata, diventata film con la regia del marito Mario Lanfranchi, che rimane fra una delle migliori rappresentazioni cinematografiche dell’opera lirica verdiana) e le tante altre registrazioni live concertistiche delle sue frequenti apparizioni televisive.

Ancora, non ultimo, vorrei giustamente citare e consigliare ai moltissimi suoi fans, l’interessantissimo e autorevole libro - scritto con dovizia di particolari, nel 2001 dall’amico pianista di Piacenza, M° Mario G. Genesi, dal titolo: “Anna Moffo, una carriera italo americana” -, interamente dedicato alla sublime arte del belcanto di questa indimenticabile e gloriosa artista.

Lanfranco Visconti