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Intervista ad Alberto del Monaco, fratello del celebre Mario

di Antonio Guida

1) Sig. Alberto, la prima domanda che vorrei farle è questa: chi è stato il più grande tenore verdiano del 900? E secondo lei perché?

Personalmente credo che si possa definire il più grande tenore verdiano chi ha veramente cantato Verdi per intero e non chi si è affacciato solo per caso o si è fossilizzato con una sola categoria “verdiana”; quindi si possono definire interpreti verdiani tutti coloro che partendo dall’esecuzione delle prime opere del compositore emiliano sono poi passati per la trilogia e infine sono approdati al Verdi della maturità; ed abbiamo avuto un esempio di tale carriera con tenori quali Gigli, Caruso, Lauri Volpi.

2) Cosa significava per Mario cantare Otello?

Otello era un ruolo che per quanto difficile, era nei sogni di Mario già da bambino. Mi ricordo che io avevo 5 anni e lui 15. Un giorno venne da me e mi portò una incisione su disco di un Otello. Già allora gli veniva la pelle d’oca ad ascoltare quell’opera che poi per lui è diventata diventava sempre più una vera e propria sfida.

3) Oltre Otello, quale opera Mario amava tantissimo cantare?

Nei primi anni gli piaceva interpretare molto il duca del Rigoletto, ma era anche un grande patito di un ballo in maschera, Manono Lescaut, Tosca, Andrea Chenier e Carmen

4) Nella lirica attuale, quale tenore lei definirebbe “vicino” alle qualità artistiche di suo fratello Mario?
Sotto certi aspetti vedo davanti ai miei occhi un tenore di nome Placido Domingo sotto certi altri aspetti (di carattere vocale, ma anche interpretativo) stimo molto Josè Cura.

5) Qual’era la seconda passione di Mario?
Nel suo tempo libero i grandi amori di Mario erano la scultura ma soprattutto l’arte. Mio fratello adorava dipingere e si sono tenute anche diverse mostre dei suoi quadri. Un’altra grande passione che aveva erano anche le auto e per tale passione, un giorno rimediò anche un brutto incidente.

6) Si è sempre detto che chi ha provato ad imitare la tecnica di Mario del Monaco, si è spento presto come cantante. Se è vero, lei saprebbe dirci il perché?

La tecnica di Mario del Monaco era la tecnica che il maestro Arturo Melocchi impartiva nel conservatorio di Pesaro e su mio fratello funzionava alla grande. E’ vero che chi ha provato ad imitarlo si è spento presto come cantante, ma ciò non era per una tecnica inadatta, perché tale tecnica ha funzionato su diversi allievi, ma per una semplice imitazione di voce. Non dimentichiamo che Mario del Monaco ha avuto una delle voci più difficili e particolari del 900

7) Che lei si ricorda, qual era il timore più grande di Mario del Monaco nell’ambito del suo lavoro?
Il timore più grande di Mario era quello di non poter rendere al 100% in una recita. Sulle sue spalle infatti, gravava la responsabilità di un perfezionista come pochi. Mi ricordo che il più delle volte, mi diceva che quando non sarebbe più stato in forma per dare il massimo al suo pubblico si sarebbe ritirato dalle scene perché lui per primo non si sarebbe accettato.

8) Del Monaco e Corelli?
Del Monaco e Corelli sono sempre stati dei grandi amici. Si sono incontrati per la prima volta a Milano negli anni 60 e mi ricordo che si sono seduti ad un bar ed hanno parlato almeno per 3 ore. Parlavano di tutto (ovviamente che riguardasse il canto) quindi dell’emissione, della respirazione, dei gravi, degli acuti…insomma furono tre ore e più di lezione di canto che si scambiarono a vicenda. Si sono sempre stimati tantissimo a vicenda. Mio fratello adorava i suoi colleghi; quando gli parlavi di Cecchele gli parlavi di un mito e la stessa cosa accadeva quando ascoltava Corelli o di Stefano.

9) …..Le malelingue su Mario?
Be Mario con il tempo è diventato una “scuola a parte delle scuole” e ciò ha iniziato a infastidire in particolar modo il pensiero dei didatti belcantisti e di alcuni critici dei quali non posso fare nomi. Dopo la sua morte, la scuola di Mario del Monaco è stata in un certo senso seppellita da costoro che hanno voluto dilagare la loro.

10) Nascerà un altro Un altro Mario del Monaco?
Se un artista lirico ha la costanza di seguire un repertorio specifico e calibrare i suoi impegni di lavoro, molto probabilmente avrà la possibilità di diventare più celebre rispetto a tanti suoi colleghi, ma se come si usa fare oggi giorno, non vi è ne un vero settore di repertorio da eseguire ne un equilibrio con gli impegni, anche un grande talento, rischia non solo di essere presto dimenticato ma di bruciare anche la propria dote.