Con un volo di fortuna che decollava dal veronese ove era impegnato nel Don Giovanni di Mozart, il giovane direttore Gianpaolo Bisanti è giunto fugacemente in sostituzione al maestro Daniel Oren, assente per motivi familiari, per dirigere l’orchestra del teatro Verdi. Il fatto poi che a calcare il proscenio fosse un tenore ben prossimo alle sessanta primavere, poteva forse infondere negli spettatori delle perplessità sulle sue autentiche e aspettate prestazioni, ma una volta in scena lo statunitense Neil Shicoff non ha tardato a cancellare subito qualsiasi orma di presagio presentando una voce in ottima forma con punte di SIb squillanti, centri vivaci e gravi sonori; permettendo così alle sue corde da tenore lirico leggero di reggere benissimo anche ciò che non dovrebbe “masticare” la sua vocalità.
Non si è risparmiato infatti nella scelta di repertorio che si altalenava tra il lirico e il drammatico, quindi da Puccini (recondita armonia, e lucean le stelle) a Verdi (quando le sere al placido) saltando addirittura su pentagrammi Francesi con la celeberrima Pouquoi me reveiller del Werther di Massenet e il furibondo duetto finale della Carmen di Bizet che ha interpretato con l’affascinante mezzo soprano Daniela Innamorati, anche lei sulla cresta dell’onda con la stessa “tavola da surf” di Shicoff. Tale duetto ha avuto un impatto tale che alla fine è stato reclamato di bis e accontentato per tale dai due artisti che lo hanno eseguito in forma “semiscenica” per dare il colpo di grazia ad un pubblico salernitano che dalla platea fino al quinto piano dei palchi sprizzava esultanza e assensi da tutti i pori.
L’orchestra, diretta dal sopradetto maestro Bisanti, ha dimostrato una forma smagliante sotto le vesti di una qualità esecutiva sempre più in ascesa che si è saputa magistralmente amalgamare con la precisione di questo giovane direttore destinato a far parlare di se. Dai loro strumenti si sono inoltre udite le note dell’ouverture del barbiere di Siviglia, del Nabucco e della Carmen, anche quest’ultima bissata alla fine.
Dopo le precedenti riforme, nella città di Salerno sta iniziando a farsi sentire l’eco artistico culturale, un eco che vista l’eterogeneità dell’affluenza delle classi del pubblico in sala, si sta estendendo anche ad un pubblico più giovane e incuriosito sempre più dai suoni classici appartenenti all’immenso patrimonio operistico italiano e non.
In tale ambito, motori della nave del teatro Verdi sono decisamente in “avanti tutta”.
Antonio Guida
Opera lirica
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in: Recensioni
Il Teatro Verdi di Salerno in delirio per il tenore Shicoff
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