Tra gli innumerevoli artisti che con il loro “spettro” scenico - vocale hanno scritto le pagine del libro della storia dell’opera, vi è un ampio capitolo, forse il più significativo di tutti, redatto da una straordinaria figura artistica la cui fine tutt’oggi, viste le variopinte vicende che hanno interessato la sua vita lavorativa e privata, si cela ancora sotto una spessissima coltre di mistero tale da diventare leggenda.
I praticanti della lirica si sa, tranne in qualche raro caso, sono sempre stati protagonisti di un mondo a parte del mondo, di uno spettacolo a parte degli spettacoli, ma per colei che per forza di cose (e di casi) dovette scendere al compromesso di posizionare la propria realtà socio lavorativa sulla bilancia del gossip e dei superlativi degli anni 60, non fu difficile diventare pregiatissima merce dei mass media dato l’eccessivo peso che ne precisava la lancetta di quest’ultima e i decenni che hanno visto il suo accendersi, succedersi e spegnersi, ne sono gli assoluti testimoni. I suoi inizi però furono ben diversi.
Lunga era la strada che la sedicenne e paffutella Maria doveva fare da casa sua fino al conservatorio di Atene e ahimè, doveva percorrerla tutta a piedi. La sua voce era bella, troppo bella, bellissima! bella a tal punto da far fermare le macchine in strada perché gli automobilisti potessero udirla uscire da quella finestra di casa sua, ma era ancora una dote lontana da una tecnica e da una “forma” e sul finire di quegli anni 30 la ragazza era tutt’altro che un’attrice da palcoscenico. La sua classe però, come ogni classe che si rispetti, per quanto immatura e incosciente non era assolutamente acqua e con qualche opera in versione concerto, anche se in contesti presso a poco sconosciuti e insignificanti, grazie anche all’aiuto e al sostegno dei suoi docenti di conservatorio, la giovane donna iniziò a spiegare i suoi gradi lirici nell’Atenese in modo da mettere in bagaglio un buon carico di esperienza. Ma non era nulla di più e ciò sicuramente non abrogava la sua sete di successo che dagli angoli più teneri dei suoi sentimenti, iniziava a far trasparire la propria ombra.
La guerra finì ben presto con il minacciare la vicinanza anche con la sua città e quest’avvenimento contribuì alla sua decisione di tornare dal padre in America e tentare la carta della cantante lirica questa volta però di stampo professionistico, ma sebbene ricco si presentava a lei il nuovo mondo, per far fronte alle esigenze economiche dovette rimboccarsi presto le maniche e cercare lavoro con i quali ricavi si pagava le lezioni di canto.
Lezioni di tecnica su lezioni di tecnica, audizioni su audizioni, ma niente; per quanto le sue qualità artistiche mostrassero singolarità, ella non convinceva sotto un profilo professionale tale da poter essere lanciata in ruoli a lei attinenti e al calar della sera, Maria restava come al solito sola in un angolo con l’unica compagnia dei suoi sacrifici a piangere per essere stata rifiutata l’ennesima volta. Mentre al mattino ella si alzava con la voglia e l’entusiasmo di farcela, alla fine della giornata il suo sogno di calcare le scene liriche scompariva sempre nel tomento dei fallimenti e nell’angoscia di non farcela mai; svaniva nella realtà.
Nessuno che potesse comprenderla, sollevarla, nessuno che potesse regalargli un sorriso, che potesse obliarle le delusioni avute; già, nessuno tranne il suo destino che guardandola dall’alto le asciugava le lacrime con la larva tessuta dal trascorrere dei giorni e gli dava la forza di continuare quella che per Maria era ormai diventata una sfida con la sua vita e con quella sua voce che stava iniziando a tingersi di viola.
Opera lirica
Pubblicato
in: Saggi
Antonio Guida ricorda Maria Callas
TRENT’ANNI FA VENIVA A MANCARE IL MIRACOLO CHE MADRE NATURA DONO’ ALL’ARTE DELLA LIRICA. IL SUO NOME ERA MARIA CALLAS MA PER TUTTI DIVENNE LA DIVINALe categorie della guida
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