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Antonio Guida ricorda Maria Callas

TRENT’ANNI FA VENIVA A MANCARE IL MIRACOLO CHE MADRE NATURA DONO’ ALL’ARTE DELLA LIRICA. IL SUO NOME ERA MARIA CALLAS MA PER TUTTI DIVENNE LA DIVINA

Tra gli innumerevoli artisti che con il loro “spettro” scenico - vocale hanno scritto le pagine del libro della storia dell’opera, vi è un ampio capitolo, forse il più significativo di tutti, redatto da una straordinaria figura artistica la cui fine tutt’oggi, viste le variopinte vicende che hanno interessato la sua vita lavorativa e privata, si cela ancora sotto una spessissima coltre di mistero tale da diventare leggenda.
I praticanti della lirica si sa, tranne in qualche raro caso, sono sempre stati protagonisti di un mondo a parte del mondo, di uno spettacolo a parte degli spettacoli, ma per colei che per forza di cose (e di casi) dovette scendere al compromesso di posizionare la propria realtà socio lavorativa sulla bilancia del gossip e dei superlativi degli anni 60, non fu difficile diventare pregiatissima merce dei mass media dato l’eccessivo peso che ne precisava la lancetta di quest’ultima e i decenni che hanno visto il suo accendersi, succedersi e spegnersi, ne sono gli assoluti testimoni. I suoi inizi però furono ben diversi.
Lunga era la strada che la sedicenne e paffutella Maria doveva fare da casa sua fino al conservatorio di Atene e ahimè, doveva percorrerla tutta a piedi. La sua voce era bella, troppo bella, bellissima! bella a tal punto da far fermare le macchine in strada perché gli automobilisti potessero udirla uscire da quella finestra di casa sua, ma era ancora una dote lontana da una tecnica e da una “forma” e sul finire di quegli anni 30 la ragazza era tutt’altro che un’attrice da palcoscenico. La sua classe però, come ogni classe che si rispetti, per quanto immatura e incosciente non era assolutamente acqua e con qualche opera in versione concerto, anche se in contesti presso a poco sconosciuti e insignificanti, grazie anche all’aiuto e al sostegno dei suoi docenti di conservatorio, la giovane donna iniziò a spiegare i suoi gradi lirici nell’Atenese in modo da mettere in bagaglio un buon carico di esperienza. Ma non era nulla di più e ciò sicuramente non abrogava la sua sete di successo che dagli angoli più teneri dei suoi sentimenti, iniziava a far trasparire la propria ombra.
La guerra finì ben presto con il minacciare la vicinanza anche con la sua città e quest’avvenimento contribuì alla sua decisione di tornare dal padre in America e tentare la carta della cantante lirica questa volta però di stampo professionistico, ma sebbene ricco si presentava a lei il nuovo mondo, per far fronte alle esigenze economiche dovette rimboccarsi presto le maniche e cercare lavoro con i quali ricavi si pagava le lezioni di canto.
Lezioni di tecnica su lezioni di tecnica, audizioni su audizioni, ma niente; per quanto le sue qualità artistiche mostrassero singolarità, ella non convinceva sotto un profilo professionale tale da poter essere lanciata in ruoli a lei attinenti e al calar della sera, Maria restava come al solito sola in un angolo con l’unica compagnia dei suoi sacrifici a piangere per essere stata rifiutata l’ennesima volta. Mentre al mattino ella si alzava con la voglia e l’entusiasmo di farcela, alla fine della giornata il suo sogno di calcare le scene liriche scompariva sempre nel tomento dei fallimenti e nell’angoscia di non farcela mai; svaniva nella realtà.
Nessuno che potesse comprenderla, sollevarla, nessuno che potesse regalargli un sorriso, che potesse obliarle le delusioni avute; già, nessuno tranne il suo destino che guardandola dall’alto le asciugava le lacrime con la larva tessuta dal trascorrere dei giorni e gli dava la forza di continuare quella che per Maria era ormai diventata una sfida con la sua vita e con quella sua voce che stava iniziando a tingersi di viola.

Continua…