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Antonio Guida ricorda Maria Callas/3

Terza parte

L’essere moglie di un impiegato potrebbe comunemente comportare una serata sul divano di casa a guardare la televisione o al massimo una pizza al ristorante in centro; l’essere moglie di un membro dell’alta società invece, può anche significare l’ingresso di una settimana su uno yatch di un amico; così, tanto per passare una settimana di vacanza in compagnia degli esseri umani più potenti del mondo tra i quali vi era un armatore greco alle anagrafe Aristotele Onassis conosciuto già da Maria qualche tempo prima.
Cosa ci vuoi fare Meneghini? la vita è un girotondo che nessuno sa spiegarsi perché gira in quel modo e poi magari cambia direzione e se provi a chiederglielo, magari ti risponde che l’amore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, perché proprio come la sigaraia francese Carmen lasciò “il provato” don Josè per correre dal suo Escamillo, così anche Maria lasciò quell’uomo che stravedeva per lei per correre dal suo Onassis, per inseguire quella che nell’arco di una settimana sembrava diventata la vera motivazione della sua felicità affettiva, per godersi il suo grande amore. Per avviarsi verso la sua fine.
Era felicissima, la donna più felice del mondo. Aveva il successo, aveva la fama, era diventata ricca, ed ora finalmente aveva anche l’amore, il vero amore, quello che aveva sempre sognato; ma tutti questi averi, in realtà altro non erano che germi di illusione esistenziale che la vita iniziò ad iniettargli nel sangue per estinguerla di morte lenta e dolorosa, di dispiaceri e delusioni. Ma di quelle che annientano senza pietà.
L’impegno che ella impiegava nel medesimarsi scenicamente nei personaggi era eccessivo e quella drastica dieta che le aveva tolto decine di chili non le fu certo d’aiuto per i ritmi di lavoro che doveva sostenere data l’importanza raggiunta dal suo nome. Il dazio di tali mancanze ricadde dopo non moltissimo a carico delle sue corde che iniziarono a far ballare e a forzare quelli che solo qualche anno a dietro per lei erano suoni facili e ineguagliabili. In tali nozze, la stampa non tardò a far sentire il suo eco critico, i rapporti con i direttori artistici e sovrintendenti minacciavano burrasca data l’esuberanza del suo nervosismo e del suo umore giunto all’apice della lunaticità e dopo le sue esibizioni che a malapena brillavano, fischi e insalata iniziarono a cadere sul proscenio a fine atto nel frattempo che scontri e maldicenze contornavano il tutto.
Recite andate male, recite lasciate a metà, recite disdette; iniziò ad accadere di tutto, mentre il raggio del vortice degli scoop aumentava vertiginosamente intorno a lei.
Anche il suo principe azzurro saltellava sulle promesse di unione fin quando egli stesso, per motivi strettamente personali, lasciò quella donna perdutamente innamorata che mai come in quel momento forse aveva bisogno di lui, per sposare la vedova Jacqueline Kennedy. Fu quella la forbice che diede il taglio finale alle “vere” corde di Maria Callas (e non solo) e la rinchiuse in un tunnel di depressione, dal quale sebbene tentarono di tirarla fuori personaggi come Pier Paolo Pasolini con il film “Medea” e Giuseppe di Stefano con una tourner in Giappone, la divina si accorse di dipenderne psico-fisicamente e ogni aiuto le era vano, ogni scappatoia era smentita dalla sorte perché si trovava ormai tra due fuochi micidiali: Quello di aver perso il più grande amore della sua vita e quello di aver smarrito la voce per esprimere se stessa.
A cosa serviva più la vita alla divina? Cosa avrebbe significato il proseguire se non ne aveva più alcun motivo?

Continua…