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Antonio Guida ricorda Maria Callas/4

Quarta e ultima parte

Maria Callas fu trovata morta nella suo appartamento di Avenue Georges Mandel 36 di Parigi Il 16 settembre 1977, intorno alle 13.30. Aveva 54 anni. Oggi, a trent’anni da tale evento, per aver dimostrato doti artistiche che nessuno mai è arrivato ad eguagliarle sia sotto un profilo vocale che espressivo, ella resta (a maggioranza di opinione pubblica e critica) l’indiscussa prima donna della lirica di tutti i tempi anche se non è mancato (e non manca) chi è pronto a mettere in dubbio una tale definizione.
Noi invece che viviamo in un epoca ove non esiste più la divina, ci limitiamo ad apprezzare l’esistenza di una donna che nacque povera, conobbe il tempio e i fasti della sua “divinità” e morì poverissima; una povertà fatta di solitudine, depressione e incomprensione.
Cosa ne sarebbe stato di lei se non avesse conosciuto Meneghini o meglio ancora Onassis? ….Quando ritornerà Maria Callas? E chi la noterà per primo? Sono solo alcune delle domande senza risposta che vivono nella mente dei melomani da decenni, come da altrettanti anni vi sono stati casi di “rimpiazzo” i quali hanno dimostrato che si può essere vocalmente “poliedrici” anche con una voce diversa da quella della greca, ma non con questo hanno sicuramente centrato il bersaglio eguagliando (o oltrepassando) la divina; lei, che a conti fatti, durante la sua vita non ha fatto altro che lottare per la difesa di 2 amori: la sua voce e il suo Onassis; due amori diversi ma importantissimi allo stesso tempo con il risultato finale che l’uno si è divorato l’altro non avendo alcuna pietà per chi ne soffriva, e in tale martirio lei trovò la via della pace con il riposo eterno perché (oggi diremmo) non era più in grado di poter dire “the show must go on”; fu però in grado di ultimare l’ultima frase del capitolo del suo passaggio, lasciandoci indirettamente come unico figlio della sua breve ma intensa esistenza, un esempio di vita che trasformandosi in una morale pecca un po di cinismo ma il più delle volte sa tanto di realtà, e che Antonio Guida, dividendo le classi “forti” da quelle “deboli” traduce in…“Una persona innamorata è una persona felice, ma è un artista finito”.
ANTONIO GUIDA