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La freschezza dell'amore: "Paride ed Elena" di Gluck

Debutta a Pisa la nuova coproduzione frutto del Progetto LTL Opera Studio In scena al Teatro Verdi martedì 5 e mercoledì 6 febbraio 2008, poi a Livorno e a Lucca, e in ottobre a Liegi, all'Opera Royal di Wallonie Dirige Filippo Maria Bressan; la regia è di Andrea Cigni, scene e costumi di Lorenzo Cutuli


Comunicato stampa

C’è grande attesa per il debutto del settimo frutto di LTL Opera Studio, il progetto didattico e produttivo dei tre Teatri di tradizione della Toscana (Livorno, Lucca e Pisa) nato nel 2001 ed incentrato sull’opzione per titoli non di grande repertorio ma di assoluto valore musicale, per opere di forte impegno teatrale così da richiedere ai giovani cantanti il totale coinvolgimento scenico oltre che vocale, per tempi di lavoro molto prolungati tali da consentire la necessaria maturazione artistica ma anche la nascita di ricche e positive dinamiche di gruppo, per l’attivazione di una severa censura al formarsi di qualsiasi gerarchia o privilegio all’interno del medesimo gruppo.
Tutte caratteristiche che il pubblico ritroverà anche nella nuova coproduzione di quest’anno, Paride ed Elena di Gluck, in scena al Teatro Verdi di Pisa martedì 5 (in abbonamento nella Stagione dei Concerti della Normale) e mercoledì 6 febbraio (entrambe le recite alle ore 20.30); poi, sempre in febbraio, al Teatro Goldoni d Livorno il 13 e 14 e al Teatro del Giglio di Lucca il 19 e 20, e infine, in ottobre, all’ Opera Royal de Wallonie, il prestigioso teatro di Liegi che proprio sul raro capolavoro di Gluck e Calzabigi ha trovato una importante convergenza con il Progetto Opera Studio.
Di grande valore musicale e storico, Paride ed Elena, presentato per la prima volta il 3 novembre 1770 al Burgtheater di Vienna, è l’ultimo tassello del trittico, comprendente anche Orfeo ed Euridice e Alceste, che Gluck realizzò in collaborazione con il librettista livornese Ranieri de’ Calzabigi e che, come è noto, segnò una svolta decisiva nella vicenda del teatro musicale settecentesco, quella “riforma del melodramma” che, nella fusione fra musica, poesia drammatica e danza, incarnerà lo snodo determinante nella creazione di un gusto neoclassico destinato a dilagare di lì a poco in tutte le arti segnando il tramonto definitivo del rococò e l’affermazione di una civiltà aritistica fondata sulla vigoroso rilancio della proporzione, della linearità e dell’armoniosa fusione fra forme e contenuti.
La trama di Paride ed Elena, tratta dalle Heroides di Ovidio, è quella narrata dal mito (con l’unica differenza che Elena è promessa a Menelao re di Sparta, e non già sposa: prudente escamotage di Calzabigi per evitare di incorrere negli strali della censura mettendo in scena il trionfo di un adulterio): Paride, figlio del re di Troia, sbarca a Sparta con il suo seguito; qui viene accolto da Amore che, sotto le vesti di Erasto, gli offre il proprio aiuto per conquistare Elena. Paride riuscirà nell’impresa ed Elena salperà con lui alla volta di Troia, mentre la dea Atena, infuriata, predirrà loro le future, tremende sventure che deriveranno dal loro amore.
Se con Orfeo prima, e con Alcesti poi, Gluck e Calzabigi affrontarono la tragedia, con quest’ultimo gioiello volsero le loro attenzioni al mito della seduzione per eccellenza, cercando i loro caratteri drammatici non più fra i semidei e le eroine tragiche, ma fra gli umani e le loro fragilità. Mettendo in scena l’eros, i due riformatori cercarono di uscire dagli austeri contorni del genere tragico andando in cerca di qualcosa di diverso, che pur partendo dal mito trovasse nel loro modello di teatro il clima della commedia sentimentale e crearono così un’opera di grande morbidezza sensuale, prodroma di un neoclassicismo antieroico.
A guidare i giovani cantanti e maestri collaboratori provenienti da tutta Europa e scrupolosamente selezionati atraverso una serie di audizioni, sono stati i responsabili del progetto e un pool di docenti di livello, primi fra tutti il direttore d’orchestra M° Filippo Maria Bressan, vero specialista del genere, fondatore e direttore dell’Athestis Chorus e dell’Academia de li Musici, noto a livello internazionale per la raffinatezza delle sue interpretazioni, tra i massimi esperti di musica antica (tra i suoi successi più recenti, la prima esecuzione in tempi moderni dell’ Ifigenia in Tauride di Galuppi al Teatro Goldoni di Venezia), e il regista toscano Andrea Cigni, uno dei più promettenti giovani artisti della scena italiana (sue le regie, fra le altre, della prima rappresentazione assoluta in tempi moderni della vivaldiana Andromeda Liberata e dell’Orfeo di Monteverdi che lo scorso maggio ha inaugurato con grande successo al Teatro Ponchielli il Festival Monteverdiano di Cremona).
Scene e costumi sono di Lorenzo Cutùli, giovane artista dal segno raffinato, anche lui particolarmente incline alle opere del ‘6-‘700 (oltre all’Andromeda Liberata insieme con Cigni, sua la firma del recente Montezuma di Vivaldi a Ferrara, e certamente il pubblico pisano ne ricorderà l’elegante Semiramide rossiniana e il delicatissimo Acis and Galatea di Haendel). Il disegno luci è di Fiammetta Baldisseri. La parte coreografica, che in quest’opera ha ampio spazio, è affidata a una importante realtà pisana, anch’essa nata qualche anno fa da una delle esperienze formative storiche della città. Firma infatti le coreografie Ilaria Moretti, a danzarle è la sua compagnia, il Gruppo Icaro.
A partire dalla sintonia con Cutuli, Cigni ha scelto di puntare la propria chiave registica su sulle caratteristiche dei vari personaggi, rendendoli umani e veri, e non mitologici e fantasiosi. Di qui la scelta scenica dell’ambientazione in un ‘non luogo’ e un ‘non tempo’ (anche se in un contesto primi Novecento), quanto mai evocativo e caratterizzato dalla dominanza del bianco, per esaltare i contenuti universali del capolavoro gluckiano (la seduzione, la sensualità, la sessualità, il gioco amoroso del corteggiamento) ed accompagnare così il pubblico verso quel ‘Trionfo dell’Amore’ con cui si conclude l’opera, non senza una vena di malinconia per la consapevolezza dei tragici lutti che a questo trionfo di lì a poco seguiranno.
Gli interpreti che si alterneranno nelle diverse recite, sia nelle parti protagoniste che in ensemble, sono: Esther Andaloro (Elena 5, 14 feb), Alessia Arena, Francesca Becucci (Elena 13, 20 feb), Anaïs Brullez, Stefania Campicelli (Pallade 5, 14, 19 feb), Giorgia Cinciripi (Una voce), Jasmine Daoud (Pallade 6, 13, 20 feb), Elisa Dell’Olio Raimondo, Diego Fiorini, Maria Chiara Gallo, Vittoria Lai (Amore 13, 20 feb), Arianna Lorenzi, Rita Matos Alves (Elena 6, 19 feb), Barbara Menier, Carlos Natale (Paride 5, 14, 19 feb), Angela Nicoli (Paride 6, 13, 20 feb), Veronique Nosbaum (Amore 6, 19 feb), Stefano Olcese, Matteo Pavlica (Solo nel secondo Coro), Louisa Petais (Solo nel primo Coro), Chiara Pieretti (Amore 5, 14 feb), Marco Rencinai (Un troiano), Antonella Schiazza (Solo nel primo Coro), Francesco Segnini. Partecipano inoltre all’ensemble corale Carlo Bonarelli, Alessandro Manghesi, Andrea Paolucci, Pasquale Russo, Antonio Tirrò e Nicola Vocaturo.
Dal laboratorio di Opera Studio anche i Maestri collaboratori: Claudio Bianchi, Natalia Kukleva e Marco Rimicci.
Orchestra per la Lirica Toscana, Maestro al cembalo Riccardo Mascia.
Biglietti ancora disponibili al Botteghino del Teatro Verdi; per informazioni 050 941 111