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La leggenda della città invisibile di Kitez

Di Lanfranco Visconti

La leggenda della città invisibile di Kitez e della fanciulla Fevronija

Cagliari, 3 Maggio 2008

Lanfranco Visconti

Buon successo al Teatro Comunale di Cagliari per “La leggenda della città invisibile di Kitez e della fanciulla Frevonija” di Nikolaj Riimskij-Korsakov, opera in quattro atti su libretto di Vladimir I. Bel’ skij, che il 24 aprile scorso ha inaugurato la stagione lirica e di balletto 2008 del Teatro Lirico cittadino e l’VIII edizione del Festival di Sant’Efisio.
Trattasi di un’opera di grande spessore della tradizione lirica russa che N. Rimskij-Korsakov, edificò con certosina gradualità e grande impegno agli albori degli anni 900. Rappresentata in lingua originale russa con sopratitoli in italiano, si snoda essenzialmente su quattro fili conduttori: la leggenda tradizional-popolare della graziosa e docile contadina Fevronija che per amore del principe Jurj fa quasi scomparire per incanto la città di Kitez invasa dai feroci tartari; il dramma proveniente dalla storia narrante la vera invasione tartara nel 1223; il rito pagano che si traduce in un vero e proprio inno alla natura con la sua radiosa luminosità, attraverso la meditazione cristiana sulla dottrina del perdono; il desiderio della luce della redenzione.
Una narrazione di per se complessa, che richiede conseguentemente un impegno registico e scenico certosino, profondo, di spessore, di grande intensità drammaturgica e, allo stesso tempo, di arte visionaria; cioè capace alla distanza di suscitare emozioni e, soprattutto, di svolgere i suddetti quattro fili conduttori senza farli annodare l’uno sull’altro, anche per non annoiare lo spettatore in considerazione della lunghezza della durata dello spettacolo (circa quattro ore con soli due intervalli).
Questo non facile compito è stato affidato dal Lirico al regista contemporaneo lituano Eimuntas Nekrosius, celebre in tutto il mondo per aver curato importanti allestimenti teatrali.
Nekrosius, secondo il nostro modesto parere e dopo avere assistito alla rappresentazione, è stato capace di realizzare un allestimento di tutto rispetto, caratterizzato soprattutto da una energica e rigorosa ratio visionaria.
Il regista lituano riesce infatti, con apprezzabile abilità, a eludere le forche caudine della narrazione fantastica, contenendo l’opera nel suo consetudinario teatro di oggetti. Sull’ampio palcoscenico del Comunale, si vedono e si alterna no una sorta di foresta con presenza di piccole sagome bianche di cervi iun legno, un grande mestolo sospeso quasi a mezz’aria, un’insieme di giganteschi uomini-uccello, un provvisorio giardino di fiori di genziane blu che si sviluppa sin quasi la platea, uno specchio d’acqua costituito da guanciali di seta, prue e chiglie di barche che aprendosi fanno risaltare immagini sacre color oro.
Una messa in scena quella di Nekrosius (che si è avvalso delle evocative ed essenziali scene curate dal figlio Marius, dei tradizionali costumi preparati dalla moglie Nadezda Gultiajeva e delle luci ben dosate di Audrius Jankauskas) sì sofisticata, ma quasi mai retorica, elegante, sobria e quindi mai eccessivamente sfarzosa, dove il filone leggendario dell’intera narrazione viene adeguatamente smorzato dal lirismo prettamente romantico della partitura.
Attenta ed equilibrata si è rivelata la concertazione e la direzione del M° Alexander Vedernikov che, a capo di una disciplinata Orchestra del Lirico, ha conferito i giusti impulsi alla suadente e pregevole musica di N. Rimskij-Korsakov.
Sul versante vocale abbiamo potuto apprezzare le belle prove di: Tatiana Monogarova (deliziosa e soave Fevronija) dotata di vocalità sopranile calibrata e corretta e interprete a tutto tondo del suo personaggio; Mikhail Gubskij (appropriato e torbido Griska Kuter’ ma) in possesso di voce tenorile convincente anche se non di spessore ed efficace interprete di un ruolo certamente non facile da proporre, diametralmente opposto a quello della virtuosa Fevronija.
Apprezzabili sia sotto il profilo vocale che scenico anche le prove del tenore Vitaly Panfilov (il principe Vsevolod), del mezzosoprano Marika Gulordava (il paggio) dalla vocalità nitida e ambrata, dei due guerrieri tartari, ben impersonificati dai due bassi Valery Gilmanov (Bediaj) e Alexander Naumenko (Burundaj) e onorevole la performance del basso, tendenzialmente profondo, Mikhail Kazakov (principe Jurij).
Completavano egregiamente l’affiatata e nutrita compagnia di canto: Albert Shagidullin (Feodor Pojarok), i tenori Stefano Consolini (domatore di orsi) e Gianluca Floris (primo ricco borghese), il basso Riccardo Ferrari (Bardo), il soprano Rosanna Savoia (intensa Sirin), Elena Miristina (Alkonost), Marek Kalbus (secondo ricco borghese), Alessandro Senes (un mendicante), Mirko Dettori (primo popolano) e Victor Garcia (secondo popolano).
Intensa e qualitativamente di alto livello la prova del Coro del Lirico, ben istruito dal M° Fulvio Fogliazza.
Al termine il numeroso pubblico ha mostrato di gradire ed ha meritevolmente applaudito tutti gli artefici dello spettacolo, chiamandoli più volte al proscenio.

Lanfranco Visconti