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Intervista al tenore Marco Berti

A cura di Antonio Guida

ANTONIO GUIDA INTERVISTA IL TENORE MARCO BERTI

E’ una delle più belle voci d’opera contemporanee. Tenore lirico Drammatico, Marco Berti forse è l’unico vero erede italiano del cosiddetto “tenore verdiano”, appellativo decisamente approvato da critici e melomani.

Non ultimo, se da una parte il tenore attualmente è uno dei Radames più ricercati dai teatri di tutto il mondo, dall’altra è già in cantiere il progetto per trasformarsi da “moretto dell’Aida” al “moro di Venezia”.

-La sua formazione artistica iniziale è avvenuta con quasi tutti docenti donna come i maestri

Giovanna Canetti ,Adelaide Saraceni, Pier Miranda Ferraro e GianFranca Ostini. Ciò è stata

una pura casualità oppure una sua libera scelta?

PierMiranda Ferraro è un uomo, è stato un grande tenore del passato ed è quello che alla lunga e col

senno di poi, mi ha dato di più e nello stesso tempo è l’unico di questi menzionati che ha visto

giusto. Tornando alla scelta dell’insegnante penso che non si sia mai posto il problema se scegliere

uomo o scegliere donna, è una cosa indipendente, dovuto il primo al caso, la Sig.ra Canetti è stata la

mia prima insegnante, quella che mi ha audizionato all’ammissione in conservatorio e quella che mi

ha preso nella sua classe di canto; la Saraceni era stata insegnante di quest’ultima e ne ho seguito

dei corsi di perfezionamento parallelamente agli ultimi anni di concervatorio, poi è venuto

PierMiranda Ferraro che mi ha introdotto nel vero senso della parola, nel mondo tenorile, non che

non lo fossi stato prima, ma mi ha dato quella finitura in più che mi mancava oltre ad individuare, o

meglio, a porre le basi di quello che sarebbe stato il mio repertorio e in ultimo la Sig.ra Ostini, a cui

devo il piacere di cantare libero privo da costrizione alcuna, insomma un gran apporto tecnico

- Un cantante uomo deve studiare con un docente uomo o donna? Oppure a parer suo il sesso

è irrilevante?

Penso di aver già risposto prima a questa domanda, la conclusione è che indipendentemente da

uomo o donna, bisogna scegliere quello o quella con cui si ha maggior feeling e quindi intesa,

essendo lo studio del canto, il cercare di far capire all’allievo sensazioni che si provano

nell’emettere un suono

-Quanto è importante il conservatorio per un aspirante cantante lirico?

Questa è una bella domanda, a come stanno le cose oggi giorno, purtroppo, non conta proprio nulla,

o meglio, e qui si arriva al paradosso, se la necessità è quella di dover cantare in un coro allora

diventa di fondamentale importanza, perchè ti da tutto quel bagaglio di cultura musicale che poi ti è

richiesto, altrimenti il più delle volte si rivela solo un gran rischio, si perchè alle volte un giovane

dotato di buone speranze e di ottimo talento, si imbatte in insegnanti che poco sanno del loro lavoro

e rovinano irrimediabilmente il giovane.

Nel corso dei miei anni di conservatorio e successivamente ho incontrato numerose belle voci, bei

materiali, irrimediabilmente compromessi dato l’errato studio del canto.

Le belle voci esistono, sono gli insegnanti coscenziosi e preparati che mancano.

Nell’ambito teatrale la metà delle persone non ha mai messo piede in conservatorio, segno evidente

che alla fine se uno vuole e ha i mezzi, puo raggiungere il suo obbiettivo.

Io ho fatto il conservatorio e sinceramente non me ne pento, anzi posso dire che è stata una delle

esperienze della mia vita più importanti, si perchè mi ha introdotto in pieno nell’ambiente musicale.

Premetto io provengo da una famiglia umile e di scarse possibilità economiche pertanto lo studio

privato del canto mi è stato sempre un po precluso, quindi l’unica possibilità era quello di

frequentare il conservatorio, il primo anno l’ho frequentato a Como, città in cui sono nato e

successivamente, causa trasferimento dell’insegnante, l’ho proseguito a Milano.

- In base all’esperienza raccolta in tanti anni di carriera , Secondo lei qual è il ruolo più

difficile da cantare?

Tutti i ruoli sono difficili, tutti presentano le proprie difficoltà, ci sono quelli più o meno

impegnativi, nel mio repertorio Aida e Manon Lescaut sono tra i più impegnativi. Questo dipende

molto dal tipo di vocalità. Per un tenore Lirico/ Lirico leggero, Puritani o Sonnanbula, penso siano

delle belle gatte da pelare, Quindi a ciascuno il suo

-…Quello meno impegnativo?

Come dicevo pocanzi non penso esista un ruolo più o meno impegnativo, certo i ruoli minori in un

opera presentano meno difficoltà, ma si ha anche meno possibilità di farsi “sentire”.

Parlando una volta con un comprimario, mi disse: Beato te che canti tutta un opera, se sbagli anche

una battuta nessuno si accorge e poi hai tutto il resto per recuperare, mentre io ho solo due battute e

se sbaglio quelle sarò dannato.

Questo per dire che ognuno ha le sue difficoltà

-Se potesse tornare indietro cosa non farebbe?

Diciamo che col senno di poi, mi sarebbe piaciuto affrontare anche un po di studi classici.

-Dal suo debutto nel 90 sono trascorsi 18 anni. Cosa ha imparato Marco Berti in questo lungo

periodo?

Più passa il tempo e più mi rendo conto di non aver imparato ancora niente e le cose che vorrei

conoscere e scoprire sono tantissime, infinite.

Dal punto di vista Musicale e Teatrale, penso di aver acquisito una grande esperienza, che prima o

poi spero di riuscire a mettere a disposizioni di giovani talenti

- Secondo Marco Berti quali sono i tre requisiti principali che deve assolutamente possedere

un aspirante cantante lirico?

Per un cantante lirico la cosa fondamentale è la Testa, si la testa, in una carriera la voce conta si e no il 10% il resto deve essere tutto dedicato alla testa, il cervello che uno riesce ad applicare.

Quando si sale sul palco è la testa che domina le emozioni ed è la testa che ti fa compiere le scelte,

la voce accompagna tutto questo

-Se dovesse elencare un solo motivo per il quale non varrebbe la pena esercitare tale

professione, quale sarebbe questo motivo?

Un motivo è che si è sempre lontani dalla famiglia e dai propri cari, facile a pensare, ma difficile da

mettere in pratica. Quanti Natali e Pasque passate lontane, la comunione dei figli, i compleanni ecc

ecc

- …e il motivo opposto?

Bè la gioia di esserci, il solo fatto che in quel momento migliaia di persone vorrebbero essere al tuo

posto è già più che sufficente, in più in quel momento sei tu e solo tu. Non è una professione ma

una scelta di vita

-Verdi o Puccini…o chi altro?

Verdi assolutamente Verdi, perchè è il nostro Mozart, il Mozart Italiano, bisogna avere rigore

tecnico vocale e nello stesso tempo ben interpretare oltre alla grande musicalità

-Quindi l’opera preferita?

Ernani e Ballo in Maschera

-a quale artista lirico si è da sempre ispirato?

Amo profondamente Corelli, Giacomini, Bjorling, Pavarotti, ma quest’ultimo è quello che mi fa

stare bene

-Cosa vuol dire svolgere la professione di artista lirico professionista?

Vuol dire grandi sacrifici e rinunce

-Cosa si prova prima di entrare in scena?

Non riesco a dirlo, sono sensazioni strane, si sente molta aspettativa da parte dell’ascoltatore e

quindi una gran tensione che bisogna convertire in energia positiva altrimenti sei fritto

-Secondo lei come si domina l’ansia da prestazione?

Non pensandoci, e siamo ancora al discorso che per questa professione occorre la testa, questo è un

altro punto che serve assolutamente

-Quali sono le paure più frequenti di un artista lirico durante la sua carriera?

Di dover perdere la voce, è un incubo frequente a tutti e per sempre

-Quali sono i pregi e i difetti per chi svolge tale professione?

Bè non sono io che dovrei definirli, ma probabilmente chi vive con me, cioè mia moglie e i miei

figli. Penso che la cosa che più ci rode è lo stress e la tensione nervosa, per il resto siamo persone

come tutti gli altri

-Un consiglio ai giovani studenti di canto.

Mai mollare, essere pronti a mettersi sempre in discussione e prendere le critiche come occasione

per andare avanti, ma cosa fondamentale mai pensare di essere arrivati, perchè poi si scoprirebbe di

non essere mai partiti

-Qual è il sogno di Marco Berti?

Di conservare sempre una buona salute, mi piace fare quello che faccio e cantare è un sogno che

realizzo ogni qual volta mi si offra la possibilità di farlo

-Quali sono i suoi impegni futuri?

Bè impegni futuri ce ne sono tantissimi, cito i più salienti: quest’anno debutterò Edgar di Puccini a

Torre del lago, seconda opera del Maestro e poco eseguita, Firenze con Tosca e Palermo con Aida,a

Gennaio e Febbraio a Vienna con Tosca e Ballo poi a Marzo del prossimo anno debutterò Fanciulla

del West sempre di Puccini, Otello nel 2010

ANTONIO GUIDA

Commenti dei lettori

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  • luca Amorosino

    22 Aug 2010 - 14:06 - #1
    0 punti
    Up Down

    ho letto l’articolo,
    ma vorrei commentare un’interpretazione del mastro Berti appena ascoltata.
    me ne scuso soprattutto con Antonio Guida, del quale apprezzo la scelta dell’intervistato e la leggera e profonda intervista.
    approfitto però per commentare l’esecuzione appena vista del maetro nell’arena di verona su RAI 1 presentata dalla Clerici.
    mentre gli arriva la notizia del rogo acceso sotto la madre, il personaggio che interpreta, non si cura della reazione della imminente sposa (AHHHHHHHHHHH…) per la risposta alla sua domanda ‘chi è che sta bruciando?’ ‘E mia madre.’ E’ talmente forte la notizia che la futura moglie esce di scena nei suoi pensieri.
    ‘..E’ mia madre ed io ardo con lei. all’arme.. all’arme!!.costasse la vita!’.
    Però maestro, Le chiedo perchè, con un’opportunità così rabbrividente, Lei si limita a cantare otimamente ed interpretare impeccabilmente il pezzo.
    Perchè non arde? Glielo chiedo con l’umiltà di uno spettatore che crede ingenuamente di aver capito la situazione del momento. Ma Lei potrà aiutarmi a capire se a volte lo ha fatto di mortificare tutto se stesso perchè così vuole il pezzo.
    Poi, non credo che si muoia o ci si impoverisca a mortificare tutto di noi gettandolo pronti alla morte. non credo neanche che io abbia ragione.
    Un saluto umile ma presuntuoso di una sua risposta.
    Non ne parlerei della sua interpretazione, meno ancora Le scriverei qui se non mi fosse piaciuta parecchio.
    Luca