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39° Festival internazionale dell'operetta

Al Verdi di Trieste dal 27 giugno al 20 luglio 2008

COMUNICATO STAMPA

Prossimo al quarantennale, dal 27 giugno al 20 luglio prossimo si terrà a Trieste il Festival Internazionale dell’Operetta – Trieste Operetta 2008 che la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” anche quest’anno organizza per un vasto pubblico di appassionati.

Per i successivi impegni artistici del Teatro (in agosto sarà in trasferta a Cipro, ospite del Paphos Aphrodite Festival con Madama Butterfly di Puccini), quest’anno il Festival sarà particolarmente serrato e concertato in poco più di una ventina di giorni senza nulla togliere alla qualità artistica della Rassegna che offrirà un’alternanza di spettacoli particolarmente funzionali all’affluenza turistica. dal territorio italiano e dalle zone limitrofe soprattutto nei week-end, durante i quali sono previsti due spettacoli diversi. La scelta artistica si è focalizzata tra Austria e Italia, su tre capolavori del primo Novecento: Cin-Ci-Là di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, Scugnizza di Carlo Lombardo e Mario Costa e Il paese del sorriso di Franz Lehár. Si tratta di tre classici dell’operetta che vedranno impegnati, nel periodo estivo, gli organici artistici dell’Orchestra, del Coro e del Corpo di ballo del Teatro Lirico triestino e le compagnie artistiche formate espressamente per le tre produzioni operettistiche in cartellone per l’estate 2008.

Elemento comune per le scelte artistiche del programma di quest’anno è il periodo storico del primo Novecento tra il 1920 e il 1930. In Italia il genere operettistico nasce proprio in quegli anni quando la sua tradizione europea è sul finire: tardivamente dunque, condizionato dal forte peso della tradizione del melodramma che ne ha caratterizzato e limitato lo sviluppo. Inoltre, in ambito nazionale non esisteva una vera tradizione satirica a cui il genere operettistico è naturalmente collegato, come ad esempio, in Francia dove l’operetta satirica di Offenbach si innestava sulla tradizione dell’opéra-comique.

In Austria invece, nel primo Novecento lo scenario culturale è decisamente diverso: quegli stessi anni rappresentano infatti l’ultima grande stagione dell’operetta grazie alla creatività musicale di Franz Lehár che, con la sua grande vena artistica, trascina l’operetta viennese nella sua sfolgorante stagione “d’argento”. Dopo i fasti degli anni “d’oro”, quelli di Johann Strauss, è Franz Lehár con il successo della Vedova allegra, a raccogliere l’eredità dell’operetta viennese in una fase storica in cui lo spirito che animava “il re del valzer”, il piglio gioioso e la convenzione spensierata del mondo di ieri cedevano gradualmente il passo ad una profonda e radicale malinconia. Questa infatti è l’atmosfera che caratterizza e anima gli ultimi capolavori di Lehár: Paganini (1925), Federica (1928) e Il paese del sorriso (1929).

Con la messa in scena di Cin-ci-là e Scugnizza, si è voluto mettere in evidenza il repertorio italiano dell’operetta secondo un percorso, già iniziato nel corso della passata edizione del Festival dell’Operetta con Il Paese dei campanelli, che va alla riscoperta di questo genere musicale prodotto in ambito nazionale.

Cin.ci-là e Scugnizza sono esempi tipici del costume dell’epoca che è la stagione migliore dell’operetta italiana, caratterizzata da uno spirito felicemente scanzonato, da una cadenza e un umorismo un po’ salace tipici della commedia buffa di stile borghese che lentamente sta già evolvendo nel genere della rivista e della commedia musicale.

Questa stagione è connotata da valori distintivi che tendono ad assecondare il gusto del pubblico del caffè-concerto e dei lustrini del varieté ma in modo elegante e che deriva agli autori e compositori dalla loro formazione estetica e dalla dignità degli archetipi culturali a cui essi si ispirano. Accanto all’imitazione, in queste operette c’è infatti un qualcosa di nobilmente e dolcemente italiano quasi a rammentarci una possibilità creativa musicale non emblematicamente espressa se non in una breve stagione e perciò nostalgicamente perduta.

Il 27 giugno l’apertura del 39° Festival Internazionale dell’Operetta al Teatro Verdi è affidata a Cin-ci-là di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, l’operetta italiana forse più famosa, anche se la sua notorietà è stata molto legata al titolo e all’aver corrisposto appieno ad un certo gusto grossolano del pubblico dell’epoca, a cui Ranzato strizzava l’occhio pur nel suo grande talento musicale. Un po’ superficiale, un po’ troppo fondata sulla futilità, quest’operetta deve la sua celebrità ai numerosi motivi ritmati, capricciosi, che blandiscono più il piacere della ripetizione e della memoria che quello della fantasia come il Duetto della boxe o il ritornello “Oh Cin.ci-là, mordi rosicchia, divora…”. Debuttò il 18 dicembre 1925 al Teatro Dal Verme sotto la direzione musicale dello stesso Virgilio Ranzato.

Giocata su una trama esotica, che ha al centro il matrimonio della principessa Myosotis di Macao con il principe Ciclamino di Corea, entrambi inesperti di questioni d’amore e riluttanti a lasciare i giochi dell’infanzia, la vicenda deve risolversi con il suono di un carillon che annunci l’avvenuto bacio nuziale il quale dovrebbe segnare anche la fine della sospensione delle attività lavorative e ludiche prevista in occasione delle loro nozze, secondo l’usanza di quel paese. La situazione in stallo, viene risolta da Cin.ci-là, un’attrice parigina giunta a Macao per girare un film insieme a Petit-Gris, il suo buffo e sfortunato spasimante.

Nel nuovo allestimento creato dai laboratori della Fondazione lirica triestina, Cin-ci-la è affidata all’estro registico di Maurizio Nichetti che, dopo l’esperienza del Paese dei Campanelli olandese affrontata lo scorso anno, si immergerà come dice egli stesso “in una storia ambientata in una Cina dell’altro ieri, molto lontana dalla rivoluzione culturale di ieri e dalle problematiche olimpiche di oggi. Una Cina da operetta, appunto”. Una nuova avventura in cui la favola dell’amore più forte del pessimismo è sempre attuale. Nichetti sarà coadiuvato per le scene e costumi da Maria Pia Angelini; per le coreografie da Sandhya Nagaraja e per le luci da Claudio Schmid.

Lo spettacolo andrà in scena sotto la direzione del Elisabetta Maschio al suo debutto sul podio del “Verdi”. Nel cast spicca la presenza straordinaria di Maurizio Micheli alla cui vis comica è affidato il ruolo buffo di Petit-Gris accanto alla protagonista femminile Elena Rossi nel ruolo di Cin.ci-là. Completano il cast Leonardo Caimi, Giuseppina Bridelli, Gualtiero Giorgini, Maurizio Zacchigna, Sara Alzetta e Osvaldo Salvi.

Dopo un’assenza di dieci anni, Cin-ci là si rappresenta il 27, 28 giugno e il 15, 16, 20 luglio 2008 al Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste e il 10 luglio 2008 al Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” di Pordenone.

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Nato dal connubio Carlo Lombardo/Mario Costa, quasi bozzetto dell’allegria partenopea piena di sentimento, è il secondo titolo in cartellone: Scugnizza. Dal 1922 e cioè da oltre ottant’anni questa operetta si garantisce il successo raccogliendo i favori del pubblico grazie alla sua vena popolareggiante, schiettamente italiana e alla magia della sua vena melodica che si ricrea ad ogni ripresa sul palcoscenico del Festival Internazionale dell’Operetta.

In questa operetta c’è molto folklore oleografico come nel Fox trot “Napoletana, come canti tu” che si alterna a duetti molto orecchiabili come “Salomé, una rondine non fa primavera” e ad altre arie cantate “con il cuore in mano” come la mandolinata, “ Era de maggio”, una delle più belle canzoni tenorili di Mario Costa. Il carattere dominate dell’operetta è la gaiezza e la gioiosità degli scugnizzi; è una fiaba mediterranea in cui si balla occhieggiando anche ai ritmi nuovi come lo Shimmy. Ma c’è anche tanto romanticismo e lirismo che collegano Scugnizza all’opera verista del miglior Puccini come nell’aria “In riva al mare tutta bianca una casetta” .

Benché ambientata nella Napoli euforica della ripresa postbellica, questa messa in scena ripropone il taglio classico della operetta italiana con l’ingenua convenzione dei buoni sentimenti condita con un pizzico di trasgressione. Eroina della vicenda è Salomé, simbolo della vitalità napoletana, esuberante giovane e spensierata “scugnizza” che divide con Totò, il suo innamorato, la giovinezza spensierata e il privilegio di una felicità istintiva goduta in libertà nella cornice di una Napoli da cartolina illustrata. Il loro equilibrio è turbato però dall’arrivo in città di alcuni ricchissimi turisti americani Toby, la figlia Gaby e il loro segretario Chic. L’attempato Toby si innamora presto di Salomé e vuole portarsela in America, ma dopo una esitazione dovuta al miraggio della ricca vita americana, la Scugnizza resta legata a Totò, suo tenero e futuro sposo. Il

tema è quindi quello di Cenerentola anche se con i termini rovesciati. E’ un’ esile trama che da sempre si gioca tutta sulla bravura degli interpreti. Il cast è formato da artisti e attori di grande sensibilità e bravura:

Marie Stephane Bernard (Salomé) e Gianluca Terranova (Totò) nei ruoli protagonisti Ugo Maria Morosi sarà impegnato nel ruolo buffo di Toby Gutter, il ricco americano. Nel cast anche Diana Mian nel ruolo di Gaby Gutter. La messa in scena è affidata a Davide Livermore che muove la compagnia artistica in una realizzazione scenografica volutamente oleografica quale quella ideata da Sergio D’Osmo che ha ideato anche i costumi, le coreografie di Laurence Fanon e le luci di Claudio Schmid e che invade di realismo il palcoscenico: una vera piazzetta napoletana con i balconi fioriti e i panni stesi ad asciugare… sullo sfondo, il Vesuvio con il suo pennacchio, una pizzeria, l’albergo di lusso, gli sciuscià…. Sul podio il M° Julian Kovatchev.

Rappresentata l’ultima volta sei anni fa, Scugnizza è in scena alla Sala Tripcovich il 29 giugno, 1,2,3,8,12 luglio 2008.

Terzo titolo in programma, Il Paese del Sorriso di Franz Lehár su libretto di Ludwig Herzer e Fritz Löhner appartiene al periodo della maturità musicale di Franz Lehár caratterizzato da una vena di nostalgia e tristezza che pervade anche le altre due operette di questo periodo dell’autore: Paganini e Federica. Si tratta di capolavori appunto, ma profondamente diversi dalla precedente produzione artistica di Lehár. Innanzitutto perché scritti per Richard Tauber, tenore austriaco che Lehár conobbe e fu interprete di molte sue produzioni. Tauber infatti si specializzò tra il 1925 e il 1930 nell’operetta ed ebbe con il compositore una grande affinità istintiva che lo rese interprete insuperato e ideale degli ultimi capolavori di Lehár come Il Paese del sorriso appunto, tutto intriso com’è di pathos e di una lirica nobiltà di intenti e di concezione. Chi non ricorda infatti l’aria “Tu che m’hai preso il cuor?”. Si tratta di un’aria che ha contribuito di per sé a conservare nel tempo la fama dell’operetta ben oltre il limite della sua effettiva vitalità teatrale. Lehár lo faceva spesso: usava puntare su un brano d’insieme che potesse caratterizzare in maniera inconfondibile ciascuna sua operetta seducendo e ammaliando così il pubblico.

Simbolo di un’amore incompiuto, quindi insolito per il genere musicale dell’ operetta, , accanto a momenti ameni e scherzosi che caratterizzano i diversi personaggi, Il Paese del sorriso tratta l’amore del principe cinese Sou Ciong per la viennese Lisa, osteggiato dalle usanze della corte orientale da un lato e dall’altro, dalla nostalgia delle stessa Lisa per la sua Vienna amata e lontana.

Sotto la direzione della bacchetta autenticamente viennese del M° Alfred Eschwe, lo spettacolo che si avvale delle scene di Paolo Fantin, dei costumi di Silvia Aymonino, delle coreografie di Sandhya Nagaraja e delle luci di Claudio Schmid, si presenta al pubblico del Festival in un nuovo e originale allestimento messo in scena da Damiano Michieletto. Il cast annovera oltre al fuoriclasse Elio Pandolfi, nei ruoli protagonisti Silvia Dalla Benetta (Lisa), Park Sung Kiu (Sou-Chong) e Andrea Binetti (Conte Gustavo); nel cast anche Manuela Bisceglie, Sara Alzetta, Leonora Surian e Janko Petrovec.

Al Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste, da dove manca da tredici anni, Il Paese del sorriso si rappresenta il 9,11,13,17,18,19 luglio 2008.

In collaborazione con l’Associazione Internazionale dell’Operetta FVG, in chiusura del Festival il 20 luglio alle ore 21 alla Sala de Banfield Tripcovich, si terrà il Gala dell’Operetta e del Musical “Da Vienna a Hollywood” con l’Orchestra Filarmonica del Teatro Verdi diretta da Romolo Gessi, Silvia Dalla Benetta, Andrea Binetti e la cantante Nair.