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I Puritani al Teatro Massimo di Palermo

Sedatisi i “bollenti spiriti” delle agitazioni sindacali, dopo la pausa estiva, la programmazione riprende con assoluta regolarità. Torna il belcanto con I puritani, dopo ben trentaquattro anni di assenza dal Teatro Massimo.

Recita del 28 settembre 2008

Un bell’allestimento – in coproduzione col Comunale di Bologna e col Lirico di Cagliari - piuttosto misurato, stilizzato ed elegante di Pier’Alli - esperto regista, scenografo e costumista di fama internazionale – che ha preferito questa messa in scena piuttosto che quella tradizionale, realizzata precedentemente in altri teatri.
Prevalenza di chiaro-scuri e costumi sobri; in quelli femminili non sarebbero dispiaciuti alcuni colori vivaci. Un gioco di luci altrettanto contenuto, tranne che per gli effetti dell’uragano del terzo atto, in cui attraverso un sipario semi trasparente a metà del palcoscenico, si raffigura la foresta in cui si era smarrita Elvira.
Nei primi due atti prevalgono delle lunghissime spade, alte quanto tutta l’altezza del sipario, un paio di queste circuite da corone di alloro, poste a raffigurare il potere dei puritani, seguaci di Cromwell.
Un bel gioco di prospettive nel secondo atto attorno al palcoscenico, inclinato più del solito per creare maggiore profondità verticale.

Ultima composizione di Vincenzo Bellini, I Puritani è stata rappresentata a Parigi nel 1835, qualche mese prima della sua scomparsa appena trentaquattrenne e nello stesso anno della messa in scena della Lucia di Gaetano Donizetti (non a caso, in entrambe le scene della pazzia si riscontra una certa affinità).
Bellini dedica tante pagine dei tre atti alla fragile puritana Elvira, cui sembrano ruotare attorno tutti gli altri e Désirée Rancatore, alla sua prima esperienza scenica belliniana, ha delineato con maestria il suo personaggio, per interpretazione e per qualità di canto.

Giovane soprano lirico di coloratura in carriera, calca da anni le scene internazionali con opere di Mozart, Rossini, Donizetti, Offenbach, Delibes, Verdi, Strauss ed adesso anche di Bellini.
L’ottima preparazione musicale e la sicurezza dei ruoli la rendono già esperta interprete e potrebbe maturando, giungere anche al lirico spinto, grazie alla consistenza delle sue corde anche nel registro centrale della sua ampia estensione, non limitata soltanto alle agilità ed ai sovracuti.
Certamente, oltre agli studi di conservatorio, ha contribuito tanto nella sua formazione il supporto della madre, Maria Argento, noto soprano corista del Massimo ed insegnante di canto, ma le doti naturali di questa giovane artista sono indubbie: nelle note più alte fuori dal pentagramma si muove con esuberante sicurezza ed emette bellissimi sovracuti (taluni appartenenti a variazioni, come quelli della cabaletta finale Vieni tu bell’angelo, spesso non eseguita) . Virtuosistica in Son vergine vezzosa, nostalgica in Oh vieni al tempio, malinconica in Qui la voce sua soave, è convincente interprete, dai bellissimi colori e dai filati d’ampio respiro, ricevendo fragorosissimi e lunghi consensi da parte di tutti a scena aperta .

Josè Bros – suo amato Arturo degli Stuart, anche lui artista di fama internazionale, ha alle spalle ben oltre trentacinque opere del belcanto. E’ un giovane tenore lirico-di grazia che si distingue per uno stile di canto nobile e raffinato. Il volume è intenso, la dizione chiarissima, bellissimo il colore vocale, più che adeguato al giovane innamorato di Elvira. La partitura de I Puritani riserva però all’artista spagnolo troppe insidie che riesce comunque a superare, soprattutto nell’ultima replica, riscattando alcuni problemi di tenuta dei sovracuti nella prima rappresentazione, che hanno generato ignobili “buu” al termine dello spettacolo.
I dissensi non sono sorti soltanto per questi incidenti di percorso, ma anche per il suo timbro leggero.
E’ raro assistere al canto di tenori come lui, che giungano con naturalezza ai sovracuti di Ella è tremante, A te o cara, Vieni tra queste braccia e dei bellissimi duetti amorosi di gran trasporto con Elvira, soprattutto nell’ultimo atto, e che mantengano nel contempo bel colore di voce ed ampio volume.
Taluni spettatori si aspettavano forse un tenore lirico dal timbro meno chiaro, che sicuramente avrebbe forzato gli acuti ottenendo effetti strappa applausi, ma proprio in Arturo il suo colore di voce è più che adatto (Qui la voce sua soave…). Ne I Puritani Josè Bros ha molta esperienza, vedasi anche una registrazione live in DVD dal Liceu di Barcellona, insieme alla signora Gruberova e sotto la bacchetta di Friedrich Haider, direttore di questa edizione a Palermo.

Completano il cast, Carlo Colombara nel ruolo di Giorgio Valton, zio-secondo padre di Elvira ed il suo primo promesso sposo, rivale di Arturo, il Riccardo Forth di Marco Di Felice e altri due giovani artisti, entrambi esordienti nella metà degli anni novanta: Federica Proietti ed Alessandro Guerzoni.

Sette voci soliste dirette da un prestigioso Maestro come Friedrich Haider, di tradizionale formazione musicale viennese.
La compagine orchestrale del Massimo, con la sua concertazione e l’attenta direzione dal corretto stacco dei tempi, si è cimentata in una raffinata espressione musicale ed in linea con le intenzioni del compositore. Molto precisa negli effetti timbrici con la dovuta intensità e negli suggestivi effetti musicali fuori scena, come l’uragano del terzo atto e nei concertati di grande impatto.

Più che coeso e ben diretto dal maestro Martínez il solito ottimo coro, piuttosto simmetrico e statico per motivi registici. Ottima l’esecuzione dell’introduzione con i guerrieri, la preghiera e l’esultanza finale.

a cura di
Gigi Scalici