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Nunzio Todisco: incontro con l'"Otello" napoletano per antonomasia

Il leone di Torre del Greco, ancora in brillante forma, lancia un appello alle giovani leve: “se avete intenzioni serie con la lirica, state bene attenti con chi studiate!”

Un inizio di carriera fatto di sacrifici e povertà con in tasca due soli armi: una voce possente e la perseveranza. Dopo tanti ostacoli, la favola di Nunzio Todisco inizia così nel lontano 1971 con il debutto in Canio dei Pagliacci a Spoleto, e quel trentenne autodidatta, alto, bello e dalla “grana massiccia”, prometteva eccellentemente per le declamazioni eroiche.
Oltre 600 recite di Aida, tantissime di Carmen e altrettante di opere tratte dal repertorio verista, fino a giungere al temuto Otello. Tutto questo e molto altro, è stato questo incredibile artista della lirica per oltre trent’anni.
Dotato di una singolare voce da tenore drammatico ricca di accenti e armonici, il gigante di Torre del Greco è stato in assoluto “l’Otello napoletano” (e forse anche di tutto il sud Italia) più accreditato del 900’ dai teatri di tutto il mondo. Ecco come si è raccontato ai microfoni di Antonio Guida.

M. stro Todisco i suoi studi li ha compiuti da autodidatta. Cosa vuol dire debuttare da autodidatta?

Vuol dire affidarsi pienamente alla propria coscienza e forza di volontà. Quando ero giovane non avevo grandi possibilità economiche e le esigenze familiari erano pesanti. Ho studiato tanto sia prima del debutto che durante la mia lunga carriera, ma personalmente non ho mai avuto bisogno di un tecnico del canto, ho sempre cantato per come mi sentivo di farlo e non me ne sono mai pentito.

Come ricorda gli anni dopo il debutto?

Gli inizi sono stati molto difficili. Ho iniziato a studiare canto a 27 anni e avevo già 4 figli. Le prime scritture erano di proporzioni economiche molto modeste e ho dovuto lavorare anni per raggiungere paghe da capogiro e consacrarmi ai maggiori “prescelti” dai teatri di tutto il mondo.

Se dovesse ricordare una persona risultata particolarmente importante nella sua carriera, chi menzionerebbe?

Senza ombra di dubbio il Soprano Mariagrazia Marchini. E’ stata la mia “Mamma Barezzi”, colei che ha creduto in me sin dal primo momento, colei che mi vedeva già maturo quando ero ancora acerbo. Mi ha aiutato sia economicamente che didatticamente quando non ero ancora nessuno e molto probabilmente se non fosse stato per lei, non sarei mai diventato il famoso Nunzio Todisco. Ora purtroppo non abita più a Napoli, ma io la porterò sempre nel mio cuore ricordandola con grande affetto.

In base all’esperienza raccolta in tanti anni di carriera , secondo lei qual è il ruolo più difficile da cantare?

Beh come tutti sanno, l’Otello di Verdi è la sfida finale di ogni tenore. E’ stata anche la mia, che ho accettato di compiere a 42 anni. Da allora, come i melomani sanno, è diventato uno dei miei personaggi principali

Se potesse tornare indietro cosa non farebbe?

Forse sarei stato un po’ più clemente nei confronti degli altri. Nella mia vita artistica e sociale ho sempre rispettato anche le pietre che ho incontrato per strada e non ho mai perdonato chi non abbia fatto la medesima cosa sia nei miei confronti che nei confronti degli altri. Spesso mi è capitato di reagire in modo molto impulsivo.

…cosa invece farebbe?

Sarei stato più accattivante sicuramente. Questa è una professione fatta anche di pubbliche relazioni che vanno curate nei loro minimi particolari.

A quale artista lirico si è da sempre ispirato?

Nunzio Todisco ha apprezzato sempre le belle voci ma non ha mai imitato nessuno. La mia voce ha corso sempre un sentiero unico e singolare, ma ciò non vuol dire che io non abbia stimato i miei colleghi. Miei grandi amici sono stati Corelli, Del Monaco, Cecchele e tanti altri.

Come ci descriverebbe la sensazione prima di entrare in scena?

E’ una sensazione tremenda perché ti devi preparare psicologicamente ad un vero e proprio affronto con il pubblico che è pronto a giudicarti. Io in tutti i miei 35 anni di carriera, nell’attimo che precedeva il mio ingresso sul palco mi sono sempre chiesto “Ma questa sera mi uscirà la voce?”. Superato quell’interminabile attimo mi passava tutto e sono diventato il cosiddetto “tenore del quarto atto”, locuzione nata dalla mia resistenza vocale fino alla fine dell’opera.

Se dovesse elencare un solo motivo per il quale non varrebbe la pena esercitare tale professione, quale sarebbe questo motivo?

Non le saprei dire. Io penso che questa è una professione tanto difficile quanto meravigliosa le cui soddisfazioni in cambio non hanno valore.

A parole sue come definirebbe questo tipo di attività?

Fare il cantante d’opera vuol dire svolgere una vita fatta di intenso studio, qualche lacrima e immense soddisfazioni in cambio. La gavetta è molto dura e anche dopo aver raggiunto un certo livello, bisogna continuare a studiare sempre per mantenere alta la propria bandiera.

Secondo lei vi è un esatto binomio tra didatta e allievo in qualità di uomo o donna?

A mio avviso è indifferente. Attualmente sono il maestro di canto di mia figlia Virginia che sta portando avanti una meravigliosa carriera da soprano drammatico e con me lei si sta trovando benissimo nello studio.

Secondo Nunzio Todisco quali sono gli elementi indispensabili che deve assolutamente possedere un aspirante cantante lirico?

Voce, presenza scenica ed intelligenza. Non basta avere voce se non si ha la testa, non basta essere intelligenti se non si ha voce e non ultimo, difficilmente ti affiderebbero ruoli principali se non hai una figura scenica attinente quanto meno al personaggio. A mio giudizio un cantate d’opera professionista deve essere la combinazione esatta di questi tre elementi in quanto la mancanza anche di uno solo può definitivamente compromettere la riuscita della carriera.

Cosa ne pensa dell’attuale situazione dei conservatori italiani?

Credo che sia una situazione catastrofica. E’ semplice definirsi un insegnante di canto perché è una materia talmente aleatoria che con un po’di furbizia tutti potrebbero definirsi tale, e chi ne paga le spese alla fine sono gli increduli ragazzi che ci capitano. La cosa più grave è che ogni tanto in conservatorio capitano anche delle belle voci che vengono poi rovinate da queste persone incapaci che senza alcuna esperienza di teatro e di cantanti si spacciano per tecnici o didatti del canto. Tantissimi allievi vogliono essere ascoltati da me dopo che hanno fatto l’esperienza del conservatorio o privata e ahimè, diversi di loro, ormai rovinati, hanno ben poche possibilità di riprendere a cantare.
Vi sono didatti anche bravi, ma rappresentano una percentuale piccolissima. Credo che voi ragazzi dobbiate rendervi conto di questo disastroso scenario e farvi garantire da chi di dovere, l’insegnate con il quale vi incamminate verso un percorso di studi, per non rovinare per sempre il dono più prezioso che madre natura potrebbe donare ad un essere umano.
L’istituzione del conservatorio italiano, ha bisogno senza dubbio di una radicale riforma.

Un consiglio ai giovani studenti di canto.

Non smettete mai di studiare e anche alle prime scritture non crediate di essere giunti al successo. Se all’allievo occorre la perseveranza per affermarsi, a coloro che si sono già affermati occorre una doppia perseveranza. Se infatti per un artista in carriera il giorno è fatto per studiare, la notte è fatta per pensare a come far durare la propria luce quanto più a lungo possibile per non diventare meteora.

A cosa si dedica oggi Nunzio Todisco?

Sono tutt’oggi padronissimo dei miei mezzi vocali ma non canto più. Sono circa sette anni che mi sono ritirato dalle scene e oggi mi dedico a dare consigli di arte scenica e di tecnica vocale a ragazzi che in base alla mia esperienza ritengo idonei per questo tipo di professione. Mi dedico inoltre a scrivere poesie; da qualche anno ho fatto stampare due raccolte, una in napoletano e una in italiano. Le ho dedicate alla mia famiglia e ovviamente a tutti coloro che mi hanno sempre amato.

di Antonio Guida

Commenti dei lettori

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  • paolo gloriante

    08 Oct 2010 - 08:34 - #1
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    salve sono paolo io ho studiato al conservatorio ma sono entrato che avevo un po di voce poi ho avuto come se la mi voce non mi capisse più poi ho ascoltato il grande Todisco e i miei problemi incominciavano a ridursi, purtroppo non riesco a trovare un maestro cosi come lui che potrebbe insegnare cosa è la lirica!il mio sogno capire bene il canto ma purtroppo persone come il grande todisco non esistono! cmq per me la lirica ha due volti: Todisco&Del monaco…… cosi si canta !
    grazie

  • mondo

    21 Jan 2011 - 21:46 - #2
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    si hai ragione paolo! grazie per avermi fatto ascoltare il grande nunzio è una voce da sognooooooooooooooooooooo!

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