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Don Carlo alla Scala

Recensione a cura di Lorenzo Mascia

È stato un Don Carlo che non mi ha entusiasmato, a partire dalla direzione d’orchestra per finire ai cantanti, e dispiace molto in quanto la scelta del soggetto verdiano mi era decisamente piaciuta. Se dovessimo fare un paragone con il Tristan und Isolde che aprì la scorsa stagione, la mediocrità della messa in scena verdiana appare ancora più evidente, ancora più triste. Peccato.

La scelta di Daniele Gatti come direttore qualche dubbio l’aveva suscitato subito, lo spettacolo ed i fischi della prima l’hanno confermato. Alla Scala il campanilismo non esiste; non basta essere milanesi per essere applauditi, e questo, consentitemi, è un bene per un teatro che intende rimanere fra i primi al mondo. La direzione è apparsa piatta fin dall’inizio, a volte i cantanti sono stati coperti, il terzetto del secondo atto veramente cacofonico: le voci si sono accavallate senza armonia, non s’è capito niente.

Don Carlo è stato alla fine interpretato da Stuart Neill; voce non entusiasmante, buona l’interpretazione, a volte riusciva a far dimenticare il suo problema più grosso; la sua incredibile mole, abbinata ad un personaggio come l’Infante di Spagna appariva veramente ridicola. Alla fine dell’opera la regia lo raggomitola sulla tomba di Carlo V: una palla verde su di una tomba bianca.

Filippo II è interpretato da Matti Salminen che non solo è “vecchio” ma canta anche da vecchio. La sua “ella giammai mi amò” non emoziona come potrebbe e dovrebbe. La regina, Fiorenza Cedolin, e Rodrigo ,Dalibor Janis, non sono in grado di risollevare le sorti dello spettacolo, operazione che invece riesce in parte alla brava Principessa di Eboli, Dolora Zajick, molto applaudita dopo “o don fatale, o don crudele”. Da lasciar perdere l’interpretazione del Grande Inquisitore Anatolji Kotscherga.

Molto sobria (per una prima) la regia di Stèphane Braunshcweig, che ha il merito di mettere in scena la costante doppia interpretazione di Don Carlo, Rodrigo ed Elisabetta con dei bambini. L’idea riesce e funziona, ed è forse la nota più positiva dello spettacolo. Molto belli i costumi di Thibault Van Craenenbroeck.

Sulla esclusione di Filianoti dopo l’anteprima dedicata ai giovani, mi sento di dire che comunque Daniele Gatti ha preso una decisione non facile, dimostrando di avere la forza che magari altri direttori non avrebbero avuto anche se, forse, ci si poteva accorgere prima…

Lorenzo Mascia

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Commenti dei lettori

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  • Pinco Pallino

    30 Dec 2008 - 00:48 - #1
    0 punti
    Up Down

    L’arte ha tante forme e tante vesti. Il giudizio così severo la sbatte a terra e non le fa svolgere la sua funzione: quella di elevare gli animi. Neanche un quarto del pubblico della Scala capisce ciò che vede. Lascerei questo tipo di giudizi ad altri ambiti. Magari la medicina o la politica…l’Arte no. Il suo giudizio offende anni di studi di tanta gente alla luce di una perfezione piatta e senza sentimento. Porti il giusto rispetto alla gente che lavora per l’Arte. Un violinista. Cordiali saluti.