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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>La paura e il coraggio di Paolo Borsellino</title>
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	<pubDate>Wed, 01 Jan 2003 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>mafia_siciliana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Borsellino nacque a Palermo il 19/1/1940 trascorrendo la giovinezza nel quartiere palermitano della Magione. Dopo l&#8217;università, l&#8217;ingresso in magistratura nel 1965 e le prime pratiche contro attività mafiose che lo costringono ad avere la scorta ed a convivere con la paura. Borsellino l&#8217;affronta così: &#8220;la paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l&#8217;importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti&#8221;. Falcone e Borsellino lavoreranno poi sotto la guida di Rocco Chinnici, che a proposito di Borsellino dirà: &#8220;Magistrato degno d&#8217;ammirazione, dotato di raro intuito, di eccezionale coraggio, di non comune senso di responsabilità, oggetto di gravi minacce, ha condotto a termine l&#8217;istruzione di procedimenti a carico di pericolose associazioni a delinquere di stampo mafioso&#8221;. A Marsala lavorerà con passione insieme a Diego Cavaliero, magistrato di prima nomina. Dopo la morte, fra le sue braccia, dell&#8217;amico Falcone, Borsellino dirà di lui: &#8220;perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione&#8230; per amore. La sua vita è stata un atto d&#8217;amore verso questa città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l&#8217;amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, amare Palermo e la sua gente ha avuto ed ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo, continuando la loro opera, dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo&#8221;. Borsellino ha un rapporto molto intenso con la morte, ne parla spesso anche per esorcizzarla, è protettivo e preoccupato nei confronti dei familiari e dei collaboratori: &#8220;Se muoio adesso, il mio compito l&#8217;ho svolto&#8230; Non sono nè un eroe nè un kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell&#8217;aldilà. Ma l&#8217;importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento. Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno&#8221;.</p>
 
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	<item>
	<title>Le case chiuse nel mondo</title>
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	<pubDate>Tue, 24 Dec 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>lanterne_rosse_italiane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>In Francia le case di tolleranza vennero chiuse nel 1946 grazie alla legge di Marthe Richard. Attualmente la prostituzione nelle strade non è reato e da più parti si chiede la riapertura delle case. In Germania dal 1 gennaio 2002 è entrata in vigore una legge che legalizza l&#8217;attività di 400.000 prostitute, con tutte le garanzie assicurative, malattia e pensione, nel mentre l&#8217;attività delle case chiuse è consentita. In Gran Bretagna è reato l&#8217;adescamento e lo sfruttamento, ma il sesso a pagamento non è illegale, anche se la politica contro il meretricio è definita a livello locale. In Spagna le case chiuse sono illegali dal 1956, ma i &#8220;club&#8221; godono di vita legittima e così la legge è aggirata. La prostituzione è legale ed in particolare  il governo della Catalogna ha indicato precise regole sanitarie, gli orari e la collocazione dei locali. In Olanda dal 2000 le case chiuse sono legali, le prostitute devono pagare le tasse ed esistono zone speciali dove le prostitute possono stare all&#8217;aperto. In Belgio la prostituzione è legale con prostitute registrate regolarmente dagli uffici del fisco. Il grosso dell&#8217;attività si svolge nelle case e nei bar a luci rosse. Negli Stati Uniti la prostituzione è illegale anche se alcune case hanno una licenza statale. Solo nel Nevada la prostituzione è legale. In Australia la prostituzione è legale anche se prostitute di altri paesi non possono svolgere l&#8217;attività. Nel 2002 una nota casa chiusa di Melbourne è divenuta il primo bordello al mondo quotato in borsa. Per quanto concerne il nostro paese vi si prostituiscono circa 70.000 persone di cui il 65% in strada. Circa 25.000 sono nigeriane, albanesi, polacche e bielorusse. Una prostituta rende mensilmente, di media, da un minimo di 5.000 a 7.500 euro. Nel 2000 in Italia ne sono state uccise almeno 17 e le regioni dove sono maggiormente presenti risultano il Lazio, la Lombardia, la Campania, l&#8217;Emilia-Romagna, il Piemonte, il Veneto e l&#8217;Abruzzo. Nove milioni è il numero dei clienti a pagamento, del quale l&#8217;80% chiede alla prostituta di non usare il preservativo. Il giro d&#8217;affari annuo si attesta sui 200 miliardi di vecchie lire.</p>
 
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	<item>
	<title>La prostituzione e la mafia albanese - seconda parte</title>
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	<pubDate>Mon, 16 Dec 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>mafia_albanese</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Fuori dall&#8217;Albania la prostituzione è concentrata in Italia e in Grecia, ma è presente anche in Austria, Olanda, Bulgaria, ecc. La prostituzione attuata in modo spontaneo ha avuto vita corta, perchè molto rapidamente il fenomeno è stato organizzato, a partire dal 1992. Attualmente le prostitute albanesi in Italia dovrebbero ruotare intorno alla cifra di dodicimila, con una prevalenza di prostitute albanesi persino rispetto alla Grecia, che all&#8217;inizio degli anni novanta, data la maggiore facilità d&#8217;arrivo, sovrastava tutti gli altri paesi. Solo nel 1995 dalla città di Berat sono partite oltre 1300 ragazze per l&#8217;Italia e la Grecia. La maggioranza delle ragazze proviene dall&#8217;Albania centrale e meridionale, ed in particolare da Valona, Kuciova, Fieri, Korcia, Pogradezi. Negli ultimi tempi anche il nord del paese comincia ad essere colpito dal fenomeno. Le ragazze vengono classificate da Buta in almeno cinque tipologie: le ragazze che vanno via di loro volontà; le ragazze che vengono prese con la forza; le ragazze che vengono imbrogliate; le ragazze che partono per continuare a fare le prostitute; le ragazze che vengono vendute dai loro genitori. Una ragazza passa attraverso varie fasi prima di cominciare a fare la meretrice: viene sistemata in una città lontana dalla sua piccola patria, prima della partenza; compie l&#8217;attraversata col gommone; viene sistemata in un&#8217;abitazione in un paese straniero, dove molto spesso viene tremendamente violentata e maltrattata, con lo scopo di farle perdere ogni dignità di essere umano, prima di uscire in strada per fare la prostituta; l&#8217;esercizio vero e proprio della prostituzione. Solo nel 1999 la delinquenza organizzata ha ucciso oltre quaranta ragazze che s&#8217;erano ribellate. Per superare il problema i delinquenti rapiscono i bambini di chi si rivolta, in maniera che così facendo, le madri siano indotte a continuare a prostituirsi. Negli anni novanta sono scomparsi oltre 1200 bambini albanesi. Una prostitua albanese può guadagnare in una notte sino a 500 euro, potendo tenere per sè solo il dieci per cento circa. Se in ogni parte del mondo vi sono reati poco denunciati, in Albania pressoché non esiste il coraggio di denunciare i reati in questione ed altri tipi di reati ad opera della mafia albanese, che incute grande timore, a fronte di uno stato ancora estremamente debole e, in certi settori, compromesso. La collaborazione fra le autorità italiane e quelle albanesi, in particolare gli accordi del 2001, stanno dando alcuni risultati positivi, ma il cammino da compiere è ancora lungo.</p>
 
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	<item>
	<title>Elementi delle origini</title>
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	<pubDate>Tue, 10 Dec 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>mafia_italo_americana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito del grande fenomeno migratorio - si pensi solo che nel periodo tra il 1872 e il 1882, furono oltre 360.000 i meridionali che si trasferirono negli USA - molti i mafiosi siciliani che s&#8217;inserirono nelle città americane. Questi ultimi riuscirono rapidamente a ricreare gruppi ristretti capaci di far scattare antiche solidarietà, riproponendo la fratellanza di vecchie sette con forti richiami al senso dell&#8217;onore e della parola data. Siamo alle origini di Cosa Nostra. Fra le prime famiglie della mafia italo-americana ricordo la famiglia Matranga di New Orleans che, agli inizi del novecento, ottenne un certo potere anche grazie al commercio delle arance. Ma erano soprattutto le estorsioni un piatto forte di Cosa Nostra, tant&#8217;è che persino il grande Caruso, dopo aver cantato al Metropolitan, ricevette &#8220;l&#8217;invito&#8221; a pagare duemila dollari. Pagò, ma subito dopo ebbe l&#8217;intimazione a pagare quindicimila dollari; questa volta si rivolse alla polizia, dove primeggiava la figura di Joe Petrosino (cfr. la sua scheda nella categoria nella mafia siciliana). Petrosino convinse Caruso a tendere una trappola agli estortori e così riuscì a catturare i responsabili. Ma la mafia siciliana inviò poi in America addirittura l&#8217;onorevole Palizzolo, il quale operava per nome e per conto della mafia, che invitava ad alimentare &#8220;l&#8217;Unione siciliana&#8221; sollecitando i padrini a circondarsi di un ampio consenso sociale. Dopo la morte di Petrosino - che aveva compiuto l&#8217;errore di non dire a nessuno i risultati delle sue investigazioni - ucciso in Sicilia, ai suoi funerali che si svolsero a Manahattan, parteciparono oltre 250.000 persone. Ma la mafia si fece trovare preparata persino in occasione della prima guerra mondiale, perché essendoci bisogno di zolfo per poter sparare, don Calò Vizzini  era in grado digestire il mercato del zolfo, oltre a quello degli asini e dei muli. Ma fu indubbiamente la decisione, presa nel 1920 dagli americani, relativa al proibizionismo a far fare un salto di qualità a Cosa Nostra, operazione gestita soprattutto dallo sfregiato, da Scarface, da Al Capone, che per la verità non brillava certo per intelligenza. Al Capone verrà poi arrestato per una questione di tasse, portato nel penitenziario di Alcatraz, dove venne ripetutamente picchiato dai detenuti che lo soprannominarono, gallo castrato. Al Capone divenne definitivamente idiota a causa di una sifilide devastante. In Sicilia intanto nel 1929 si svolse la terribile guerra di mafia a Castellammare del Golfo in cui ancora si rafforzò la tendenza di far sparire i cadaveri, giacché ha sempre puntato a cancellare  sinanco la memoria. Era già da un pò cominciata l&#8217;era degli zip, dei killer che andavano negli Stati Uniti e viceversa, che uccidevano senza lasciare traccia e poi sparivano per sempre. Continuava la tradizione dei mafiosi che si travestivano da sindacalisti, come sin dai tempi dei fasci siciliani. Quando Mussolini in Italia, dopo aver preso il potere, andò in Sicilia, don Ciccio Cuccia ebbe a dirgli: Capitano, perché avete portato tutta questa scorta?, qui siete al sicuro, ci sono io. Dopo che Mussolini diede a Mori l&#8217;incarico di stringere la mafia in una morsa, furono circa 500 i mafiosi siciliani che fuggirono negli Stati Uniti con l&#8217;aiuto fondamentale di Cosa Nostra americana.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;equazione penna-fucile di Leonardo Sciascia</title>
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	<pubDate>Thu, 05 Dec 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>nomicontrolamafia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Leonardo Sciascia nacque in Sicilia, a Racalmuto nel 1921, da una famiglia di zolfatari e non casualmente il contesto delle zolfatare sarà molto spesso presente nelle sue opere, come ne &#8220;Le parrocchie di Regalpetra&#8221; e &#8220;La Sicilia e il suo cuore&#8221;. Sciascia era un ragazzo durante il fascismo, che però non lo convinse, perché il fascismo tendeva a costringerlo a fare cose che non gli piacevano, come le marce, indossare le divise e le parate giovanili. Svolse poi la professione di maestro con molto impegno, ma con grande insoddisfazione perché a suo avviso la scuola in Sicilia &#8220;è lontana dalla realtà siciliana e meridionale. Essa rappresenta lo stato, lo stato oppressore, che riutilizzando le parole di Sonnino appare solo attraverso il carabiniere e l&#8217;esattore. Così è anche per il maestro: pure lui una figura oppressiva, o comunque non vista altrimenti, in quanto dipendente dello stato. Il maestro è lo strumento dell&#8217;ingiustizia dello stato, come il carabiniere, e in questa situazione l&#8217;uomo Sciascia appare scisso: da un lato maestro, e quindi strumento di ingiustizia, ma al tempo stesso uomo solidale con chi subisce l&#8217;ingiustizia. E Sciascia stesso, si sente un non giusto, proprio perché esponente dello stato&#8221;. In realtà Sciascia fu un intellettuale meridionale piuttosto tipico: indifferente alle mode culturali, a cui preferì sempre il dibattito tagliente e la polemica spigolosa. Famose le sue querelle col sindaco di Palermo Leoluca Orlando, col giornalista Giampaolo Pansa, con Paolo Borsellino. Quando venne arrestato Enzo Tortora, sulla base di false accuse di alcuni camorristi, Sciascia rimase convinto della sua innocenza e presiedette un comitato &#8220;Per la giustizia giusta&#8221;, avallando anche l&#8217;elezione di Tortora nel parlamento europeo nelle liste del partito radicale. Su di lui v&#8217;invito a leggere, nelle mie altre categorie, altre valutazioni su di lui. In particolare in &#8220;mafia siciliana&#8221;: &#8220;Uomini e quaquaraqua&#8221;, in &#8220;cinemafia&#8221;: &#8220;Leonardo Sciascia e Cosa Nostra&#8221;, &#8220;Il sasso in bocca&#8221;, &#8220;Il giorno della civetta&#8221;, in &#8220;marchi, segni e contrassegni&#8221;:&#8221;Sentire e pensare mafioso&#8221;.</p>
 
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	<description>Leonardo Sciascia nacque in Sicilia, a Racalmuto nel 1921, da una famiglia di zolfatari e non casualmente il contesto delle zolfatare sarà molto spesso presente nelle sue opere, come ne &amp;#8220;Le[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Confederazione di gruppi gangsteristici: la stidda</title>
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	<pubDate>Sat, 30 Nov 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>stidda</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Stidda in dialetto siciliano significa stella; in realtà con tale termine si fa riferimento ad una costellazione di gruppi criminali, caratterizzata da forti limiti strutturali e dalla particolare mancanza di rigide gerarchie verticistiche. Somiglianti ad una confederazione di gruppi gangsteristico-mafiosi insistenti sul territorio siciliano fin dai tempi dei &#8220;gabelloti&#8221;, la stidda si insidia sul territorio con la tipica formazione a macchia di leopardo, limitandosi a controllare zone nettamente circoscritte. Tutto questo, in netta contrapposizione al modus vivendi di cosa nostra, la quale si espande a macchia d&#8217;olio. Il sorgere della stidda si può far risalire ai tempi in cui nacque la stessa cosa nostra. Infatti, la comune origine pastoral-rurale fa ritenere che la nascita di entrambi i gruppi criminali tragga ragione e motivo da circostanze pressoché uguali. Mentre cosa nostra nel corso del suo cammino si è evoluta dandosi una rigida struttura verticistica e affacciandosi in ogni campo della criminalità, gli stiddari sono rimasti sino agli inizi degli anni &#8216;80 dei pastori e, come tali, ragionavano e spesso ragionano tuttora. Nel corso degli ultimi anni, la spietata violenza esercitata dai corleonesi e la loro irrispettosa espansione ed invadenza anche in tradizionali feudi stiddari, ha causato un conflitto di interessi tra i due gruppi; ciò ha fatto sì che gli stiddari, vistisi schiacciare dalla prepotenza dei primi, si organizzassero unendosi tra loro nella lotta per il controllo del territorio ed evolvendo così, almeno episodicamente, la loro tradizionale formula associativa. Gli appartenenti a detti sodalizi delinquenziali aderiscono a gruppi per semplice presentazione di altro stiddaro, senza necessità di un momento sacrale di iniziazione. Si caratterizzano per la marcata rozzezza e per l&#8217;insofferenza verso ogni forma di gerarchia esterna o interna e si attengono a poche, ma rispettatissime, regole di vita: la segretezza, l&#8217;omertà e la ferocia.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021130000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021130000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021130000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20021130000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Forganizzazioni_criminali%2Finterventi%2F2002%2F11%2F126238.shtml"/></p>
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	<title>La mafia e gli appalti</title>
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	<pubDate>Tue, 26 Nov 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>mafia_siciliana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Poche organizzazioni criminali hanno una conoscenza così approfondita come la mafia siciliana delle opportunità per infiltrarsi nell&#8217;aggiudicazione degli appalti. E&#8217; notizia degli ultimi giorni, su la Repubblica, di tentativi d&#8217;infiltrazione negli appalti ONU, mentre, secondo Attilio Bolzoni e Francesco Viviano de &#8220;la Repubblica&#8221;, è acclarato che la mafia siciliana abbia messo ben più dello zampino nella costruzione del palazzone Antimafia di Palermo. Secondo i due giornalisti, in quest&#8217;ultimo caso, l&#8217;impianto di condizionamento è stato progettato da amici degli amici, la prima tranche di lavori era stata appannaggio di Angelo Siino, per quasi 74 miliardi di vecchie lire. Il progetto dell&#8217;intero lavoro sarebbe stato visionato direttamente da Totò Riina, mentre il calcestruzzo e la pietra viva delle cave Biliemi per la &#8220;cittadella della giustizia&#8221; è portato dai fratelli Buscemi di Boccadifalco. Altri appalti sembra che furono appannaggio del consuocero di Vito Ciancimino, che è deceduto da pochi giorni. Ciancimino, ex sindaco di Palermo, è morto a 78 anni a Roma, dopo che per decenni è stato uno dei politici siciliani più discussi e nell&#8217;occhio del ciclone delle istituzioni giudiziarie. Ultimamente, nel 2001, era stato condannato a tredici anni di reclusione, dopo che era stato assessore comunale ai lavori pubblici, sindaco Salvo Lima, e poi sindaco di Palermo negli anni settanta definiti quelli del sacco di Palermo. Già Buscetta parlò di lui, mentre ultimamente Ciancimino, ai carabieri del ROS, aveva parlato del famoso &#8220;patto del tavolino&#8221; e cioè della strategia della spartizione degli appalti in Sicilia. Quanto tempo ancora dovrà passare prima che le nostre istituzioni si sappiano attrezzare in maniera da rendere inoffensivi gli assalti all&#8217;appalto da parte di aziende dietro le quali vi sono esponenti delle organizzazioni criminali? E&#8217; proprio vero che, fra i paesi più avanzati, siamo quello dove più di ogni altro manca la certezza del diritto.</p>
 
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	<title>La prostituzione e la mafia albanese - parte prima</title>
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	<pubDate>Wed, 20 Nov 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>mafia_albanese</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ufficiale albanese Gerd Buta ha esaminato le peculiarità e le attività della mafia albanese. In questo quadro ha valutato la situazione che esiste in Albania ai fini del mondo prostituzionale. Buta sostiene che vi è un nucleo molto consistente di ragazze che si prostituiscono negli hotel e che sono almeno di due tipi. Quelle che operano in hotel molto lussuosi, che sono donne molto belle, sono studentesse o laureate, conoscono le lingue e &#8220;lavorano&#8221; soprattutto con stranieri. Guadagnano da 100 a 300 usd ad incontro; lavorano da sole pagando una percentuale al proprietario dell&#8217;albergo. Poi vi sono le ragazze che si muovono negli hotel di seconda categoria agendo con clienti albanesi o cosovari, e che provengono soprattutto dalla campagna. Vi sono poi le ragazze che approcciano i clienti nelle caffetterie, sostando lì per ore ed ore, sono ben vestite, non sembrano neanche delle prostitute e pagano una quota al proprietario della caffetteria. Vi è naturalmente la prostituzione per strada, con dei punti tradizionali, come nella zona di Tirana, nelle strade principali o in periferia o nei pressi dei grandi alberghi. Vi sono inoltre delle ragazze che scelgono volontariamente di riunirsi in gruppo in appartamenti per prostituirsi, per poter vivere meglio e guadagnare ben di più di un normale lavoratore. Sempre più consistente la prostituzione nella cosiddetta città degli studenti. La prostituzione in Albania, quindi, si può classificare così: la prostituzione negli hotel; nelle case pubbliche; in strada; nelle caffetterie e ristoranti; negli appartamenti; nella città degli studenti; nelle istituzioni statali e aziendali. Di norma la prostituzione in Albania non è forzata, con la mafia albanese che ne controlla solo una parte. Per quanto concerne invece la prostituzione delle donne albanesi fuori dall&#8217;Albania l&#8217;influenza della mafia è totale e ancor più drammatica.</p>
 
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	<title>La prostituta in poesia</title>
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	<pubDate>Fri, 15 Nov 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>lanterne_rosse_italiane</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Belli (1791-1863) scrisse una poesia intitolata &#8220;La puttana sincera&#8221; dove, fra l&#8217;altro, la prostituta invoglia un cliente ad andare con lei per una moneta da tre paoli, e può ringraziare Cristo in ginocchio perchè non ha malattie veneree. &#8220;Senta, nun fò ppe dillo, ma un testone/ lei nu l&#8217;impiega male, nu l&#8217;impiega,/ e ppò rringrazzià Ccristo in ginocchione&#8221;. Guerrini (1845-1916) scrisse una poesia intitolata &#8220;Gretchen&#8221; che parla di una anziana meretrice che dà dei santini davanti alla chiesa e che ancora ricorda e si emoziona per l&#8217;unica persona importante della sua vita, Fausto. &#8220;Sull&#8217;uscio della chiesa, orrida e nera/ come le streghe che il demonio abbraccia/ vidi seder nel fango una megera,/ col marchio del bordello impresso in faccia./ Pur tra le grinfie della fattucchiera/ d&#8217;antichi fasti trasparìa la traccia,/ tal ch&#8217;io le domandai - Qual sorte fiera/ a vender santi qui, vecchia, ti caccia? -/ Fui Margherita - disse - ed a contanti/ ho venduto i miei baci e le scipite/ carezze, dopo Fausto, a mille amanti:/ ma le mie carni all&#8217;ospedal marcite/ m&#8217;hanno ridotta a vender Cristo a i santi/ per comprarmi due soldi d&#8217;acquavite.&#8221; Totò (1898-1967) scrisse &#8220;&#8216;A mundana&#8221; dove, fra l&#8217;altro, si delinea la situazione familiare della povera donna arrestata, che ha a casa un padre malato in un letto senza lenzuola, e dove una creatura, bianca e malaticcia, ha per giocare in mano uno scarpone ed un pezzo di pane raffermo. &#8220;&#8216;O nomme? Nun &#8216;o saccio./ Saccio sulo ca &#8216;e ccumpagne/ &#8216;a chiammaveno &#8216;a pezzente./ Pe&#8217; sparagnà, &#8216;a sera, dduie fasule,/ e spisse vote, nun magnava niente!/Cu&#8217; chelle poche lire ch&#8217;abbuscava/ aveva mantene&#8217; tutt&#8217;a famiglia;/ e quanno &#8216;e vvote pò&#8230; nun aizava,/steva diuno &#8216;o pate, &#8216;a mamma e &#8216;o figlio./ &#8216;O pate, vecchio, ciunco&#8230; &#8216;into a nu lietto/ senza lenzole, cu&#8217; na&#8217; cupertella./ E&#8217;a mamma ca campava pe&#8217; dispietto/ d&#8221;a morte e d&#8221;a miseria. Puverella!/ a piede &#8216;o lietto, dinto a nu spurtone,/ &#8216;na criatura janca e malaticcia,/ pe&#8217; pazziella &#8216;nmano &#8216;nu scarpone/ e &#8216;na tozzola &#8216;e pane sereticcio&#8221;.</p>
 
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	<title>Il codice barbaricino</title>
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	<pubDate>Tue, 05 Nov 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Giovanni Greco</dc:creator>
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    <category>banditismo_sardo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nel codice d&#8217;onore barbaricino l&#8217;offesa deve essere vendicata. Un uomo d&#8217;onore non si può sottrarre alla vendetta. Una volta accertata la responsabilità di un&#8217;azione, la vendetta può essere eseguita. Un bandito deve essere leale coi suoi compagni, mentre mentire e giurare il falso con le forze dell&#8217;ordine e la magistratura è un atto dovuto. La vendetta deve essere progressiva e proporzionata all&#8217;offesa determinando un danno maggiore. Secondo Salvatore Tramontano verso la fine dell&#8217;Ottocento vi fu in Barbagia un boom criminale: &#8220;Criminalità e banditismo, ormai stretti legami inscindibili, raggiungono livelli quantitativi e di violenza sanguinaria, di baldanza, di intimidazione estremamente preoccupanti; omicidi efferati, assalti alle diligenze, rapine stradali, scontri a fuoco coi carabinieri, bardane con un gran numero di partecipanti, furti di bestiame assumono una frequenza impressionante. I mandanti, gli impresari dei delitti sono in genere benestanti, collegati coi gruppi di potere locali e regionali, protetti da funzionari e amministratori pubblici legati a tali consorterie. La sopraffazione e la paura entrano anche nelle aule dei tribunali; è difficile trovare testimoni, soprattutto da quando è stato abolito il giuramento e persino farli deporre in tribunale e pure le giurie venivano pesantemente condizionate&#8221;.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021105000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021105000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021105000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20021105000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Forganizzazioni_criminali%2Finterventi%2F2002%2F11%2F124119.shtml"/></p>
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