La 'ndrangheta o della sopraffazione

Alcuni lineamenti della storia della mafia calabrese

Il termine ‘ndrangheta deriva dalla contrazione di termini greci uomo e bellezza, sin dall’inizio mirando al valore personale, alla virilità ed alla prepotenza.
La ‘ndrangheta nasceva in Calabria alla fine dell’Ottocento come figlia minore della mafia e della camorra ed anche per questo motivo, per tanto tempo, persino analisti non disattenti, l’hanno ritenuta feroce ma poco incisiva e pericolosa.
La nascita, che vien fatta risalire fra il 1880 e il 1885, fu dovuta a due fattori: la costruzione delle ferrovie, che fra i tanti operai vide la presenza di mafiosi e camorristi e taluni delinquenti al soggiorno obbligato, che naturalmente procurarono enormi danni.
Già nel 1884 il prefetto di Reggio Calabria, Tamajo, relazionava su criminali agguerriti e qualche anno dopo veniva segnalato ad Iatrinoli una “setta che nulla teme”.
In un processo che si tenne a Reggio Calabria nel 1897 si poterono valutare comportamenti ed affari di uomini legati all’organizzazione malavitosa.
La cellula della ‘ndrangheta la “‘ndrina”, uomo diritto, o “fibbia”, nel senso letterale del termine, è sovrana e si governa con pressoché totale autonomia, riconoscendo soltanto gli ordini del proprio capobastone. Fra questi ultimi, uno dei più noti, fu senz’altro Giuseppe Musolino, nato nel 1875 e sul quale predisporrò un intervento specifico. Solo negli ultimi anni la ‘ndrangheta, anche per limitare le tremende faide interne, ha creato un sito consultivo e decisionale a più elevato livello.
Dagli anni sessanta la mafia calabrese ha sviluppato la sua “imprenditorialità”, partecipando attivamente alla costruzione della Salerno-Reggio Calabria ed ai lavori relativi all’area di Gioia Tauro. Ha poi investito in imprese commerciali, alberghi, ristoranti, casolari e strutture agricole. Ed infine, negli anni ottanta, droga a volontà.

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