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Un quadro sinottico delle iniziazioni

Alcune modalità d'iniziazione di mafie internazionali, con particolare riferimento alla triade cinese

Sin dai tempi della “Fratellanza”, associazione paramafiosa di Girgenti degli anni settanta dell’Ottocento, vi erano in Italia sistemi di riconoscimento fra i membri e rituali d’iniziazione ben precisi, una parte dei quali sviluppati doviziosamente dalla mafia siciliana. Fra questi ricordiamo il bendaggio del novizio; la distruzione di un’immagine sacra; in un certo periodo, lo sparo su un santino; la simbolica fuoriuscita di sangue; i giuramenti di fedeltà e di obbedienza; la priorità degli ordini del capo mafia persino rispetto alla madre morente; l’iniziato che, dopo il secondo dopoguerra, viene baciato sulla bocca. Negli anni settanta dell’Ottocento gli “Stuppagghiari” di Monreale punzecchiavano con un ago il polpastrello del pollice destro, mentre per i “Fratuzzi” di Bagheria e di Corleone era il labbro che veniva ad essere punto al posto del dito, per ricordare che nella consorteria si entra col sangue e si esce solo col sangue.
Pure la camorra ha riti d’iniziazione piuttosto longevi, che risalgono ancor prima dello statuto della “Bella società riformata” letto nella chiesa di santa Caterina a Formello dal camorrista Francesco Scorticelli nel 1842. Rituali che facevano riferimento ad una mafia che non riconosceva nessuna autorità, al di fuori “di Dio, dei santi e dei propri capi”. In questo quadro s’inserisce la “zumpata”, il duello, all’atto dell’iniziazione, messo in scena dal novizio con il camorrista “padrino” e che si concludeva con un simbolico ferimento. La “fedelizzazione” è stata rivista, ampliata ed enfatizzata da Raffaele Cutolo, in carcere, ai tempi della Nuova Camorra Organizzata, che ha rappresentato un sistema camorristico di vertice, alla guida di un solo capo, Cutolo.
Non di rado organizzazioni criminali hanno preso a larghe mani dai rituali della massoneria e della carboneria, ovviamente di ben diverso calibro e di altro profilo.
Numerose parole di giuramenti sarebbero quelle utilizzate dal “sacro rito dei Beati paoli”.
I rituali della triade cinese, nell’ambito di una complessa cerimonia, prevedono che un pezzo di carta contenente i trentasei giuramenti ed i nominativi degli iniziandi venga dato alle fiamme, così come nella mafia siciliana veniva bruciata un’immagine sacra su cui s’era giurato. Un pezzo di carta deve essere bruciato anche nell’iniziazione della mafia italo-americana: “questo è il modo in cui brucerò se tradisco il segreto di Cosa Nostra”.
Altresì la mafia cinese, dopo l’uccisione di un galletto, fa bere al neofita in una tazza il sangue dell’animale misto ad una piccola quantità di sangue dell’iniziando, a testimonianza ulteriore di lealtà verso la famiglia criminale. Per Cosa Nostra americana il sangue del padrino deve venir congiunto a quello dell’iniziato.
La struttura rigidamente verticistica della mafia cinese ritiene di avere necessità di una affiliazione molto avvertita, nella quale il senso materiale e simbolico dei legami di sangue siano adeguatamente rappresentati.
Anche la yakuza, mutuando certi riti dagli artigiani giapponesi del medioevo, usa far bere in una tazza, che passa dal capo al novizio, a testimonianza di assoluta obbedienza e fedeltà alla “ikka”, alla famiglia.
Solo nel 1990 l’Fbi è riuscito a registrare una cerimonia d’iniziazione nel New England, famiglia Patriarca.