Trattative stato-organizzazioni criminali

Rapporti fra le istituzioni italiane e la criminalità, con particolare riferimento al cosiddetto caso Cirillo

Lo stato italiano ha una lunga tradizione di richieste d’intervento al crimine organizzato al fine, per esempio, di giungere a qualche liberazione di ostaggi, come nel caso del 1992 del piccolo Faruk in Sardegna, allorquando c’è chi ritiene che abbia posto in essere la collaborazione col bandito sardo Mesina. Del resto lo stato, in precedenza, non si era forse servito della mafia per eliminare Salvatore Giuliano?
Non sono mancati i casi in cui la malavita organizzata, nella fattispecie la camorra, lo stato e il terrorismo si sono intesi e congiunti come nel caso Cirillo (Ciro Cirillo era un esponente campano della DC, sequestrato dalle Brigate Rosse), tipico osservatorio delle connessioni tra pezzi della classe politica di governo ed ambienti camorristici e terroristici. “In pochi anni di ribalta”, sostiene Tranfaglia, “la Nuova Camorra Organizzata ha avuto rapporti con la grande finanza (Calvi), con la P2 (Pazienza), con una parte dei servizi segreti (caso Cirillo), con il terrorismo (Senzani), con la mafia, con la ‘ndrangheta, con la malavita dell’alta Italia”.
E le trattative, nel caso Cirillo, tra camorra, dirigenti democristiani, servizi segreti, avevano come epicentro il carcere di Ascoli Piceno, dov’era detenuto Raffaele Cutolo. A conclusione della vicenda, nel giugno 1981, vi era in ballo il pagamento di un riscatto di un miliardo e mezzo: “poi si saprà” - ricorda Bocca - “il retroscena dei servizi che hanno spartito con la camorra una parte del riscatto”.

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