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Il fenomeno del pentitismo

Il ruolo e la gestione dei pentiti di mafia in Italia

Dopo la morte di Falcone e di Borsellino si alzava fortissima nel paese la richiesta per sconfiggere la mafia: carceri di massima sicurezza, esclusione dei benefici processuali e carcerari, perquisizioni di interi quartieri, via libera all’infiltrazione tra le truppe della mafia, l’ausilio di adeguati strumenti tecnologici, l’utilizzo dell’esercito e soprattutto una legislazione particolare per i pentiti. E il ruolo dei pentiti è risultato grandissimo, perché, come sosteneva Falcone nel caso di Buscetta, hanno ingenerato “un metodo, qualcosa di decisivo, di grande spessore, senza un metodo non si capisce niente”. Il pentito pratica un percorso che corre inesorabilmente verso il basso. Non più messia, non più rambo, non più mattatore, il pentito è un uomo al tramonto che ha perduto i pedali, viaggia a ruota libera ed è solo in attesa di una morte naturale o violenta.
La gestione dei pentiti è uno dei problemi “capitali”, perché, come sostiene Bocca, quella dei pentiti è “una merce delicatissima, sono loro che scelgono il giudice a cui confessare, sono degli sconfitti che abbandonano un capo per servirne un altro, ma vogliono che sia affidabile, che sappia davvero usarli per colpire i loro nemici. E’ un do ut des che ha i suoi rischi: loro vogliono vendetta, noi giustizia”.