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La figura del delinquente italiano nell'Ottocento

Caratteristiche sociali e politiche del criminale nel diciannovesimo secolo

La maggioranza dei delinquenti nell’Ottocento italiano erano salariati agricoli che provenivano dalle campagne, da sempre instancabili fabbriche di poveri. Proprio per cercare di uscire dalla spirale di miseria in cui si versava, alcuni poveri tentavano l’avventura nelle città, dove venivano automaticamente posti ai margini della società e della vita, privati dei valori culturali dei luoghi di provenienza e lontani da quelli della città, ed in quanto poveri stigmatizzati perché delinquenti in potenza. Ciò era dovuto anche al fatto che in realtà spesso i poveri provenienti dai paesi ricorrevano ad azioni criminose, proprio perché se la campagna esasperava i caratteri negativi della ruralità, così la città quelli della urbanità. Molti erano dediti alle frodi, ai furti, alle estorsioni, ai ferimenti, alle uccisioni motivati dal procacciamento del danaro e di generi alimentari: l’azione criminosa si concentrava sul bene di immediata fruizione e quasi sempre questo era un bene di sussistenza.
La figura di un delinquente è quella di un giovane contadino,che usa avere in tasca un coltello ed è pronto ad adoperarlo, con la stessa frequenza con cui alcune donne di campagna lanciavano le pietre. Gli omicidi, insieme ai furti, erano tra i reati maggiormente caratterizzanti. Spesso omicidi e ladri erano da mettere in rapporto con le vittime, poiché avevano provocato, offeso, oltraggiato, imbrogliato, trascurato, rubato, tradito.
Nel periodo valutato il povero viene colpito più sistematicamente dalla giustizia, essendo la sua stessa miseria a renderlo vulnerabile.