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L'infanticida Maria Farrar

E' il ritratto di una povera giovane, brutta e malandata, messa incinta di un bimbo che non desidera, serva presso dei "signori" che l'avevano ancora chiamata sul tardi, quando Maria era già coricata, perché doveva spalare la neve, tant'é che "soltanto nella notte potè partorire in pace"

Il pezzo è tratto da un mirabile brano di Bertold Brecht, intitolato “Della infanticida Maria Farrar”, di cui si ricorda la parte finale: “Con le ultime forze, lei dice, seguitando, dato che la sua stanza era fredda da morire al gabinetto s’era trascinata, e lì (quando più non ricorda) partorì alla meglio così verso il mattino. Lei dice ch’era tutta sconvolta ormai e mezzo intirizzita e il suo bambino lo reggeva a stento, perché nella latrina ci nevicava dentro. …il bambino scoppiò in pianto e questo l’urtò talmente, lei dice, che con i pugni l’aveva picchiato tanto alla cieca, di continuo, finché smise di piangere. E poi s’era tenuta sempre il morto vicino a sé, nel letto, per il resto della notte e al mattino nel lavatoio l’aveva nascosto. Maria Farrar, nata in aprile, defunta nelle carceri di Meissen, ragazza madre, condannata, vuole mostrare a tutti quanto siamo fragili. Voi, che partorite comode in un letto e il vostro grembo gravido chiamate “benedetto”, contro i deboli e i reietti non scagliate l’anatema. Ma voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi: ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”.