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La vicenda di un malfattore "scalmanato": Giovanni Pascoli

In seguito a manifestazioni di stampo internazionalista e socialista, nel 1879 a Bologna, veniva arrestato ed incarcerato, come facente parte dell'associazione dei malfattori, il giovane Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli era a Bologna nel 1879 per studiare presso il locale Ateneo. Contestualmente svolgeva attività politica nella schiera degli internazionalisti, dei socialisti, partecipando a manifestazioni pubbliche unitarie, tendendo al miglioramento della società “senza pervertimento dell’ordine”, come lui sosteneva. Ma non veniva creduto e poiché le sezioni dell’Internazionale e gli aderenti ai partiti repubblicano, internazionalista e socialista erano da considerare a tutti gli effetti dei malfattori, anche Pascoli veniva arrestato e portato al carcere di San Giovanni in Monte, attuale splendida sede del Dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. Qui il poeta visse un breve periodo di tristezza e di riflessione: “Quanta prigione per nulla, o per molto, a dir vero: per sentimenti e idee”. Certo fu uno dei momenti più difficili della sua vita, come magistralmente ci racconta Fiorenza Tarozzi, nel suo saggio “I giorni e le notti dalle lunghe ore. Nel carcere di San Giovanni in Monte”, tant’è che addirittura pensò al suicidio. Non casualmente la voce della sua mamma, lo aveva sempre dissuaso: “…e che gli uomini la mia vita, volevo lasciargliela lì…risentitii la voce smarrita che disse in un soffio: Zvani”. Nel carcere di San Giovanni in Monte, il nostro Malfattore conobbe e valutò con stupita attenzione persone le più diverse: “un vecchio assassino dal capo tutto bianco, quasi sempre accucciato per terra con la testa fra le mani e l’aria assorta; un altro, imputato di furto, che, come per rubare a se stesso, portava rapidamente un fazzoletto da una tasca all’altra”.