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Gesti ed oggetti del Suchov di Solzenicyn

La scena si svolge in un campo di concentramento sovietico, la penna è quella del maestro Solzenicyn e il protagonista il detenuto Suchov. In questa categoria rientrano ritratti di personaggi sconosciuti o ben noti, tratti da opere, romanzi, poesie, saggi con l'idea di cogliere i comportamenti, l'animo, la sensibilità, le caratteristiche di donne e uomini confinati nella marginalità e nella devianza

“Una giornata di Ivan Denisovic” è uno dei più bei romanzi di Aleksandr Solzenicyn, autore straordinario nel quale si riversa la modernità sociale e politica e la grande tradizione russa. In questo suo romanzo la storia si sviluppa in un campo di concentramento nel quale, come sostiene Gyorgy Lukacs, “ogni pezzo di pane, ogni straccio, ogni frammento di pietra o di metallo che possa servire da utensile serve a prolungare la vita”. Il protagonista è un certo Suchov, la cui giornata termina con i seguenti pensieri: “Mentre stava pigliando sonno, Suchov si sentiva del tutto soddisfatto. La giornata era stata parecchio fortunata: non l’avevano messo in cella di punizione, la squadra non era stata mandata a lavorare al villaggio socialista, aveva rubato una scodella di cascia d’avena a pranzo, il caposquadra aveva chiuso la percentuale bene, il lavoro di muratura era stato per lui un piacere, non gli avevano trovato addosso il pezzo di sega, aveva guadagnato qualcosa da Tsezar, la sera, e aveva comperato del tabacco. E non si era ammalato, aveva resistito. Era trascorsa una giornata non offuscata da nulla, una giornata quasi felice. La pena affibbiatagli, dal principio alla fine, contava tremilaseicentocinquantatre giornate come quella”.