Il tatuaggio dei camorristi

In particolar modo nei tempi passati era di gran voga il tatuaggio fra i camorristi, con almeno dodici diverse tipologie

Il tatuaggio era molto in uso fra i camorristi e veniva chiamato “devozione”. Era praticato sia nelle carceri che nella società civile da improvvisati tatuatori o dalla stessa persona che voleva tatuarsi (l’auto-tatuaggio veniva considerato tipico di un camorrista di valore). Il tatuaggio poteva essere di graduazione, fatto da lineette e puntini tra il pollice e l’indice: 1 lineetta voleva dire giovinotto onorato; 1 lineetta e 1 puntino picciotto onorato; 1 lineetta e 2 puntini picciotto di sgarro; 1 lineetta e 3 puntini camorrista. Poteva essere di vendetta (una pistola, la scritta “morte a…”); di nomignolo (scarabeo, gatto, lupo); di professione (barca, attrezzi di lavoro); di bellezza ( stelle, croci); d’amore (frecce, fiori, scritti); di date memorabili; osceni; simbolici (animali fantastici); misti. Era anche praticato il tatuaggio “religioso” (ostie che emanavano i raggi della grazia divina, paramenti sacri, rosari penduli), giacché il camorrista si riteneva un buon credente e si raccomandava ai santi. A volte per esorcizzare certe paure, i camorristi si facevano tatuare un coltello dietro la schiena. Le materie coloranti utilizzate erano il nero fumo, la rasura di muro affumicato, il carbone, la carta bruciata, la polvere da sparo e l’indaco.

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