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Salvatore Giuliano di Montelepre

Breve ritratto del leggendario bandito siciliano. La sua "attività" durò solo sette anni, dal 1943 al 1950, ma la sua banda uccise 148 persone. E' stato uno dei delinquenti italiani più popolari di tutti i tempi

Salvatore Giuliano nasceva a Montelepre nel 1922. I suoi genitori erano contadini andati a Brooklyn a cercar fortuna, ma che al loro ritorno in Sicilia venivano di nuovo rapidamente travolti dalla miseria e praticavano un piccolo contrabbando di grano e di olio. Così principiava la vita di Turiddu, che nel 1943 uccideva un carabiniere, mentre trasportava col suo amico Gaspare Pisciotta appunto un carico di grano, l’oro dei contadini: “tentò così la fuga, il carabiniere lo sparò colpendolo al fianco sinistro: accecato dal dolore, Giuliano sparò a sua volta e lo uccise. Gli altri non se la sentirono di inseguirlo nel bosco: da vivo così non lo prenderà più nessuno”. Da allora diventerà capo di una banda sempre più popolare, comportandosi come un novello Robin Hood, togliendo ai ricchi per dare ai poveri e avendo rapporti con uomini politici e con la mafia. “Era un ragazzo, un ragazzo sincero. Aveva solo un lato sbagliato: gli piaceva ammazzare la gente”. E’ questa l’espressione usata da Mike Stern, noto giornalista, dopo aver effettuato un’intervista. Dopo la strage di Portella delle Ginestre, la strategia delle forze dell’ordine, di avvalersi anche della mafia, per convincere Pisciotta a tradire, risultava vincente. Mentre l’ispettore Messana s’era avvalso di un informatore eccellente, Salvatore Ferreri, detto fra’ Diavolo, il Comando forze repressione banditismo usufruiva dell’apporto di Benedetto Minasola, detto don Nitto, capo mafia di Monreale per giungere all’eliminazione di Giuliano, che non avrà neanche un funerale.