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Peccato crimine e malattia

Elementi di storia della delinquenza comune, in particolare nell'Ottocento italiano

L’intervento che segue è tratto dal mio testo “Peccato, crimine e malattia tra ottocento e novecento”, Dedalo editore, Bari 1985, pp. 256. In ogni epoca l’immagine del criminale è stata caratterizzata da segni esteriori, da marchi che suggellano l’abiezione morale con la disgregazione fisica. Anche le campagne, idealizzato mondo delle virtù più semplici, sono state da sempre abitate dal “peccato” e dalla “malattia”. Ed anzi sono state il luogo sociale in cui la trasgressione si è espressa nelle forme più feroci, brutali e quotidiane. In questo libro ci si immerge in un inferno contadino attraverso lo studio di materiali giudiziari e documenti. Ne emerge una realtà diffusa di sofferenze sociali, in cui stupro, sodomia, prostituzione sono l’altra faccia delle “veneri contadine”, una faccia segnata da mali cronici e ributtanti.