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Lineamenti e strategie di storia del crimine

Si tratta di un testo costituito da quattro saggi riguardanti la mafia, la prostituzione, il tatuaggio e la bestemmia

L’intervento che segue è tratto dal mio testo “Codici, riti e miti di gruppi marginali. Lineamenti e strategie di storia del crimine”, Pàtron editore, Bologna 1997, pp. 242. Meritevole di riflessione anche l’aspetto riguardante le donne della mafia. Sinora è risultato che abbiano parlato con la giustizia più le donne mafiose che le terroriste. Questo si spiega anche col fatto che le uccisioni di mariti, di figli portano queste donne alla disperazione, e per un complesso di ragioni, è possibile che parlino con gli inquirenti e riferiscano cose di mafia. Da tempo è finita l’epoca dei leoni, ora sembra l’epoca delle faine e dei ratti per tanta parte della società italiana, ma non per i mafiosi che non casualmente, già nel Regno delle Due Sicilie, venivano chiamati “liuni”, altro che pecorai. Quanti mafiosi hanno comandato con gli occhi. Ed i furbi, gli opportunisti, i reticenti, gli indecisi rendono spesso la vita più difficile a chi fa il proprio dovere.