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La Sacra Corona Unita nell'attualità

Inserimenti della S.C.U. nel settore degli appalti e nei lavori di edilizia. Il ruolo dei pentiti e i boss in carcere

Attualmente la cosiddetta quarta mafia, la Sacra Corona Unita, manifesta una grande capacità d’infiltrazione nelle istituzioni, agendo in particolare negli appalti e nei subappalti. Non casualmente sono stati diversi gli apparati comunali sciolti per gli inserimenti mafiosi, tesi a favorire determinate ditte per l’effettuazione di lavori, come nel caso di Terlizzi, Gallipoli, Modugno, Surbo. In ispecie i lavori nel settore dell’edilizia sembrano nell’occhio del ciclone, come testimoniano alcuni “pentiti” della S.C.U., fra cui spicca la figura di Salvatore Annacondia, che ha parlato anche dell’idea di uccidere il magistrato di Trani, Leonardo Rinella. Un altro pentito Cosimo Capodieci ha illustrato le ragioni della denominazione della S.C.U., con precise allusioni relative all’aspetto religioso e sacrale, col termine corona che sta per rosario, a cui gli affiliati conferiscono un valore concreto affettivo prima ancora che simbolico. Ora la S.C.U. conta fra i 500 e i 600 affiliati che sono operanti soprattutto a Taranto, Brindisi e Lecce. La sua struttura è orizzontale, con una certa autonomia da parte dei clan, che controllano peraltro numerose società finanziarie. Assai praticato l’ambito delle frodi alimentari, a danno della comunità europea, nel settore, per esempio, dell’olio d’oliva e dei cereali. Il fondatore e capo della S.C.U., Rogoli, dopo il suo arresto, è rimasto per diversi anni in una posizione ancora preminente, anche se ultimamente ha visto diminuire il suo potere. La stessa parabola sembra appartenere a Salvatore Buccarella, mentre altri come Giovanni Donatiello sono ancora in auge. Nel luglio del 2000 si è conclusa l’operazione “Centurione”, durata un paio di anni, in cui, fra l’altro, sono stati individuati traffici di droga con provenienza albanese e si è maturata la convinzione dell’autorevolezza del clan Tornese di Monteroni.