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La fauna del gergo criminale

Alcune espressioni dialettali e gergali, otto-novecentesche, utilizzate da delinquenti italiani

A fag un deflettàur: dal bolognese mi faccio un deflettore, vado a rubare un’auto. … Albero che non secca mai: la ‘ndrangheta. … Ammacchiato: persona ricercata che si nasconde. … Ammazzaciuchi: il medico carcerario. … Andare a prendere la benedizione: procacciarsi amori mercenari. … Asciucàri: prosciugare le vene del sangue altrui, uccidere. … Astutàri: spegnere una candela, ammazzare. … Azzuppari ‘u cani: prendere un male venereo. … Barbottore: l’avvocato. … Bella cartata di reschi: reschi, come lische di pesce, gruppo di individui senza importanza. … Buiacca: zuppa di scadente qualità. … Cappottu di lignu: cassa da morto. … Fari ‘a munta: borseggiare. … Mantice: portafoglio. … Minnulàru: dal siciliano il seno femminile paragonato ad un mandorleto. … Ommini ci sunnu e si pò arraggiunari: siamo tutti “uomini” e ci possiamo accordare. … Province babbe: i luoghi dove la mafia siciliana è più debole. … Sbianchimento: colpo non riuscito per un imprevisto. … Stoppagliero: mafioso incaricato di attuare l’iniziazione dei mafiosi. … Stuppagghiu: turacciolo, silenzio.