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Il leggendario brigante Giuseppe Musolino

La vicenda del brigante Musolino immortalata in poesie e racconti persino di letterati illustri

Fra il 1895 e il 1905 Giuseppe Musolino divenne uno dei più noti briganti italiani. Nella Calabria fine Ottocento e inizio Novecento, il suo operato delinquenziale, ammantato di propositi alla Robin Hood, contribuì anche alla prima organizzazione della ‘ndrangheta (cfr. la categoria specifica). Musolino aveva ucciso almeno sette persone, ma non aveva compiuto il reato per il quale venne condannato a ventuno anni di prigione, come era accaduto al boss siciliano don Vito Cascio Ferro, condannato per l’unico delitto che non aveva commesso. Il processo si svolse a Lucca nel 1902 e fu seguito con enorme attenzione dalla stampa nazionale. Chi era stato davvero Musolino, si chiede Enzo Magri: “Un sanguinario vendicatore degli emarginati del sud, uno spaccone di paese visionario e smargiasso, il portabandiera anarchico delle lotte presocialiste, un paranoide sbandato e irresponsabile, una vittima del disadattamento”. Musolino poi visse per undici anni nel manicomio di Reggio Calabria. Sia il cinema che la letteratura si occuparono di lui. Il giornalista Giuseppe Morabito scrisse un pezzo su Musolino sul “Giornale d’Italia”, contribuendo ad alimentarne la leggenda, mentre Michele Fera raccontò, in lingua calabrese, la sua storia, commentando: “Certu, sì megghi i tanti sdisonesti, tu armenu non facisti tradimenti” (cfr. utenti.tripod.it/micheluzzu/musulinu.htm). Anche Giovanni Pascoli dedicò al lupo della Sila un’ode, così come Pitigrilli un saggio nel 1989, mentre Totò lo ricordò nella poesia “‘A mundana”: “Sta purtanno ‘o brigante Musolino”.