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Giovanni Drago: uomo d'onore o carabiniere

Tanti, nel bene e nel male, avvertono la necessità di un'identità forte. Giovanni Drago, mafioso e collaborante, ammette che se non fosse divenuto uomo d'onore, probabilmente, avrebbe fatto il carabiniere. O l'una o l'altra cosa, fuorché "nuddu ammiscatu cu nenti"

Tante persone, senza limitazioni sociali, geografiche, professionali, hanno bisogno di vivere in maniera intensa, da protagonisti, di avvertire su di sè, sul proprio lavoro, il riverbero di un senso profondo della vita, di un ruolo impegnativo, di una forte legittimazione sociale ed umana. Questo modo di sentire vale, a volte, anche per individui vissuti nell’alveo criminale. Non casualmente il magistrato Roberto Scarpinato notò che, raccogliendo la deposizione di Giovanni Drago, legato alla criminalità organizzata e collaborante, quest’ultimo ebbe a dirgli che se non avesse fatto “l’uomo d’onore” forse gli sarebbe piaciuto divenire un carabiniere. Scarpinato racconta: “compresi che il carabiniere era per Drago il simbolo di un’identità forte, una identità necessaria per sfuggire ad una sorta di male oscuro e quasi assoluto: l’assenza di un riferimento interno, la dispersione del sè”. L’importante per Drago, per Mannoia e per tanti altri, delinquenti o meno, nel bene e nel male, è non rassegnarsi ad un destino di anonimato, di grigiore, di passioni mediocri, tutto fuorché “nuddu ammiscatu cu nenti”.