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Le mafie russe oggi

Le mafie russe sono organizzate secondo criteri etnici, territoriali, corporativi, economici e finanziari

Come per certi paesi allorquando s’intende riflettere su camorra, ‘ndrangheta, mafia siciliana, stidda, sacra corona unita, si parla genericamente di mafia italiana, così, a volte, quando si parla della delinquenza in Russia, si fa riferimento alla mafia russa, e non, come sarebbe più corretto, a mafie russe. Persino uno dei maggiori esponenti della lotta alle mafie, Anatoli Kulikov, nel ‘98 sosteneva che “le mafie russe controllano 40.000 società e 550 banche, fra le quali le dieci banche più importanti”. Infatti, nel periodo di Eltsin, si è verificato un completo incardinamento delle mafie nello stato russo “dal vertice alla base” e lo sconfinamento in tanti altri paesi degli affari illeciti. Attualmente si deve perciò parlare di mafia georgiana, di mafia uzbeca, mafia ucraina, della mafia di Vladivostok, della mafia del Kazan, della mafia degli ex agenti del KGB, della mafia del petrolio, della mafia del legno, della mafia di una certa oligarchia finanziaria. A quest’ultima cerchia appartengono, come sostiene Marie Jégo, i cosiddetti sette samurai del capitalismo russo: Boris Berezovskij, Michail Fridman, Vladimir Gussinski, Michail Khodorkovski, Vladimir Potanin, Alexandre Smolenski, Vladimir Vinogradov che hanno nelle mani la gestione di circa la metà dell’intera economia russa.