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La vicenda dei Beati Paoli

L'esistenza di una associazione di malfattori settecenteschi, i Beati Paoli, oscilla fra storia e leggenda

Il prof. Flaviano Scorticati ha sviluppato alcune preziose valutazioni sull’operato di un gruppo delinquenziale, forse esitito o forse no, nella Palermo del Settecento. Si tratterebbe di una setta protomafiosa, a cui Cosa Nostra idealmente si collega, fondata su fonti essenzialmente figlie della tradizione orale. Fra i testi più accurati e recenti sui Beati Paoli va annoverato quello di Francesco Castiglione, che ne analizza l’azione, sostenendo che i Beati Paoli si sarebbero assunti l’onere di vendicare i torti effettuati dai potenti della Sicilia contro la popolazione. Alcuni, come Alessi, collegavano l’esistenza dei Beati Paoli alla setta dei Vendicosi (cfr. l’intervento specifico), altri ad una vicenda cinquecentesca legata alla rivolta di Gianluca Squarcialupo, che tentò, senza successo, di sostituirsi all’oligarchia cittadina, altri ancora fanno riferimento ad una setta costituitasi a Buccheri nel siracusano nel 1840. Si sarebbe trattato di un gruppo di circa dieci persone, fra cui ben quattro sacerdoti, con obiettivi, di volta in volta, politici e/o criminali. L’etimologia della setta deriva da un monaco del Beato Francesco di Paola, che avrebbe compiuto una delazione ai tempi della congiura di Squarcialupo. Castiglione sostiene che il raccordo fra Cosa Nostra e Beati Paoli è qualcosa di storicamente concreto, ma i dubbi e le perplessità sull’effettiva esistenza della setta permangono. Sui Beati Paoli ha scritto all’inizio del novecento uno scrittore siciliano, Luigi Natoli, con lo pseudonimo di William Galt. Successivamente il testo è stato ripubblicato da Flaccovio con una presentazione di Umberto Eco.