Questo sito contribuisce alla audience di

Il cibo del mafioso siciliano

Il magistrato Ignazio De Francisci, procuratore capo di Agrigento, collega ed amico di Giovanni Falcone, delinea le caratteristiche della cucina amata dagli uomini di Cosa Nostra

Il procuratore capo di Agrigento, il magistrato De Francisci ha delineato gli elementi salienti del cibo preferito dai mafiosi siciliani. Questi ultimi amano soprattutto mangiare le olive snocciolate col forte, il pecorino pepato, la pasta corta con le sarde, con le melanzane o con le zucchine fritte, spaghetti, il castrato alla brace, le costatine di maiale, carne di capretto o di agnello, salsiccia, frutti di mare, acciughe, insalate di cipolla, cardi con l’uovo, peperoni ripieni, caponata, cannoli, cassate e vino nero. Tante cose sono mutate in un secolo e mezzo di mafia, ma il mafioso di oggi mangia sostanzialmente nello stesso modo del mafioso ottocentesco. In particolare gli uomini di Cosa Nostra delle vecchie generazioni sono rimasti profondamente legati alle radici della campagna ed ai suoi valori culinari. In effetti, sostiene il giornalista Attilio Bolzoni de “La Repubblica”, che di recente ha dedicato all’argomento un ottimo articolo, “il rito è sempre lo stesso. La riunione nella masseria, il summit dove i grandi capi fanno prima la parlata e poi la mangiata”. Nella masseria del capo di turno, Michele Greco, Stefano Bontade o Totò Riina, sotto un pergolato, i soldati, capi e boss della mafia venivano invitati a pranzo. Ogni invitato portava al padrone di casa alcune splendide particolarità culinarie locali o familiari, vino marsalato compreso: così si verificava la “schiticchiata”, la mangiata in campagna. Prima si consolidavano accordi e si davano istruzioni, poi si mangiava senza limiti e infine, se del caso, qualche mafioso che aveva “sgarrato” veniva punito in modo definitivo. Sempre, comunque, dopo aver onorato la tavola ed ormai in preda ai fumi dell’alcool.