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Gaetano Ferrarello e Cesare Mori

Singolare la storia del mafioso Gaetano Ferrarello che si rifugiava nel sottotetto di una caserma dei carabinieri. Cade nella trappola di Mori e fa una tragica fine

Cesare Mori utilizzò una vasta gamma di sistemi e di strategie per stroncare il fenomeno mafioso (cfr. gli altri interventi sull’operato e sulla vita del prefetto di ferro). Numerosi gli stratagemmi e le astuzie attuati da Mori nella lotta contro la mafia. Così accadde anche nel caso di un mafioso, piuttosto noto ed inafferrabile, Gaetano Ferrarello, che, malgrado le accurate ricerche non veniva individuato. Ferrarello era uno dei principali boss delle Madonie e persino alcuni sindaci dovevano a lui l’elezione. A testimonianza del fatto che si può battere la mafia solo se si invade la sua logica profonda, Mori fa spargere la voce che aveva intenzione di sfidarlo a duello e che se non fosse uscito allo scoperto non sarebbe più stato considerato un uomo d’onore, ma un codardo. Fu così che Ferrarello sortì fuori dal suo nascondiglio e venne arrestato, naturalmente, senza duelli. E così si seppe dove aveva collocato il suo impensabile nascondiglio segreto: nel sottotetto, apparentemente abbandonato, di una palazzina che ospitava una caserma dei carabinieri. L’astuto Gaetano Ferrarello venne battuto dall’astuzia di Cesare Mori e quando capì di essere stato raggirato, nell’entrare in cella, si divincolò dalle guardie e si gettò nella tromba delle scale del carcere, uccidendosi. La sua autorevolezza di uomo d’onore era stata messa in ginocchio dal raggiro subito e non riteneva che valesse più la pena di vivere.