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Malviventi parmigiani

L'associazione dei malfattori, anche nel parmense, nell'Ottocento, ha fatto proseliti, alimentando una criminalità prevalentemente di tipo rurale

Nell’Ottocento a Parma si sviluppò l’Associazione dei Malafattori (cfr. l’intervento specifico). Anche i malfattori parmigiani avevano una vera e propria “cupola” costituita da Ferdinando Baiocchi, Antonio Menozzi, Angelo Zanluca ed altri. Questi tre capi, tutti di Copermio, piccolo centro rurale dell’hinterland parmigiano, ed altri malfattori, come ricorda la dottoressa Caterina Zagatti, “avevano una vita lavorativa ufficiale come braccianti e aratori e, proprio durante il lavoro, pianificavano le incursioni nel territorio circostante”. Dallo studio delle carte d’epoca si rileva pure l’importanza che avevano certi osti, che fungevano da intermediari fra malfattori e malfattori, una sorta di cerniera e di collante. Interessante l’atteggiamento di numerosi osti, perché quasi antesignano della complicità e della connivenza di un ambiente, in un territorio non meridionale. Non casualmente in quel clima si verificarono anche episodi di “pentitismo”, ad opera di “rivelatori”, come venivano chiamati, anticipatori di fenomeni attuali ben noti.