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Il brigantaggio in Sardegna

Alcune riflessioni sul banditismo sardo sette-novecentesco

Rispetto ad altre realtà criminali, il banditismo sardo è stato scarsamente esplorato. In effetti talune interpretazioni del fenomeno si sono basate sull’idea di una protesta armata contro le nequizie delle istituzioni, contro le sopraffazioni dei “galantuomini”, contro la formazione di un moderno stato liberale, contro l’autorità. La stessa latitanza, secondo la dottoressa Romina De Cesaris, “costituisce un fenomeno emblematico: essa rappresenta sia il legame col potere locale che garantisce protezione ai latitanti, sia il permanente oltraggio alla legge”. Nel settecento le principali cause del brigantaggio sono da ascrivere al contrabbando con la Corsica, alla protezione della nobiltà locale, alle dispute tra paese e paese, ai furti di bestiame, alle vendette dirette e trasversali, allo scarto fra le realtà giuridiche e la coscienza popolare. Nell’ottocento si sviluppa un processo di mitizzazione della figura e del ruolo del bandito, autorevole, silenzioso, coraggioso, crudele, combattuto con metodi altrettanto violenti quali lo squartamento e l’esposizione dei corpi giustiziati. A fine ottocento avviene un ulteriore sviluppo del fenomeno anche a causa dei rapporti in loco fra elementi sardi e delinquenti meridionali, ivi dislocati in numerose colonie penitenziarie.