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La culla di Giuda

Uno dei tanti, antichi, terribili strumenti di tortura

L’ideazione del sistema detto “culla di Giuda” viene attribuita ad Ippolito Marsili ed appare come un concentrato della più orribile delle crudeltà. Il torturato era tenuto sospeso, attraverso un complesso sitema di corde, al di sopra di un cavalletto con la punta acuminata. Muovendo la corda principale, si operava la penetrazione della punta acuminata nei genitali o nell’ano. Ma questa orribile tortura non sembrava sufficiente perché il sitema determinava una veglia permanente, da qui il nome dello strumento, giacché il cavalletto non consentiva il rilassamento del corpo della vittima. La “veglia” era il risultato di una applicazione malefica dell’ingegneria atta a determinare il complesso sistema di corde e di movimenti. La penetrazione del cuneo era preordinata in modo tale da non provocare la morte, ma svenimenti o dolori indicibili. Un medico e un notaio dovevano assistere all’operazione, il primo per far ristabilire la vittima in caso di prossimità alla morte, onde poter far ricominciare la tortura, il secondo per verbalizzare ogni singolo momento degli accadimenti.