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In "Sanctuary", la yakuza diventa azienda

Ultimo dei quattro interventi sui fumetti giapponesi fondati sulla yakuza

I politici si sono da sempre appoggiati all’organizzazione. Sbotta il vecchio segretario Isaoka del partito liberale rivolto ai colleghi: “Quanti sono quelli di voi che non hanno mai avuto rapporti con i Sanou di Kobe? Almeno una o due volte avrete chiesto ai Sanou di sbrigarvi dei lavori sporchi”. Tutto si gioca su un equilibrio perfetto, dove tutte le diverse parti, legali o illegali, lavorano perché il Giappone sia sempre più prospero. Non a caso nella sede della Lega di Sagara campeggia un triangolo equilatero. Il linguaggio è quello di un’azienda, preoccupata per le possibili infiltrazioni clandestine delle mafie vicine, come quella cinese e quella russa. Le leghe si uniscono per bloccare l’invasione: non possono accettare forze incontrollabili. Tutto è in equilibrio, un equilibrio sempre al limite. Nessuna divisione netta, non ci sono buoni da una parte e cattivi dall’altra: le caratteristiche dell’eroe e dell’antieroe qui possono trovarsi nello stesso personaggio. Proprio qui sta il fascino di un personaggio come Hojo.