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Il cane e i fratelli di Graziano Mesina

Alcuni elementi delle origini delinquenziali del mitico bandito sardo, Graziano Mesina

Il giovane ufficiale Federico Ghiani, ha dedicato la conclusione del suo diploma universitario in Scienze strategiche a riflessioni e ricerche sul banditismo sardo, ed in quest’ambito, alla figura di Graziano Mesina. Sin da giovane Mesina aveva subito diversi arresti per piccoli episodi di criminalità e per aver devastato l’abitazione di un individuo che gli aveva ucciso il cane. Negli anni sessanta del Novecento i suoi fratelli venivano accusati ingiustamente per il sequestro e l’uccisione del commerciante Pietrino Crasta e Mesina decideva di difenderli e vendicarli. Detenuto a Nuoro riuscì a fuggire, la prima delle tante sue volte. Ad Orgosolo uccideva una persona di un clan rivale: arrestato, condannato, riusciva ancora a fuggire, acquisendo via via caratteristiche mitiche da parte di taluni gruppi sociali. Riportava la Barbagia ai “fasti” del grande banditismo dei tempi passati. Nel ‘67 sbarcavano nell’isola oltre mille agenti di rinforzo per porre fine ad una stagione convulsa. Mesina veniva arrestato e quando fu portato a Nuoro, in manette, trovò una piccola folla di persone che a lungo lo applaudirono. Successivamente alcune istituzioni statali si sarebbero servite di lui per agevolare la liberazione del piccolo Faruk, pronte, dopo la fine positiva della vicenda, a negare ogni collegamento ed iniziativa. Montanelli ebbe con lui una ampia ed intensa intervista, da par suo, nella quale traspare una parte consistente dell’operato e dei sentimenti di Graziano Mesina.