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L'emigrazione clandestina dal paese delle aquile

Alcuni elementi dell'emigrazione clandestina e del contrabbando di tabacco ad opera della mafia albanese

Un giovane allievo ufficiale albanese, Stavri Pashko, ha riflettuto sulla storia e sull’evoluzione della mafia albanese, sostenendo, fra l’altro, che la mafia albanese in Italia opera nel mercato della prostituzione, del contrabbando di sigarette, della droga. La mafia albanese reinveste poi i profitti in Albania acquistando imbarcazioni, alberghi, imprese commerciali, negozi di vario genere. In particolare sin dall’inizio degli anni novanta l’Albania è divenuta la base logistica per il contrabbando di sigarette, che da qui vengono trasportate in Puglia, in ispecie nell’area brindisina, attraverso un collegamento organico con la Sacra Corona Unita. Mentre nelle prime fasi erano italiani i traghettatori, dal 1997 la mafia albanese ha assunto in proprio anche questo aspetto organizzativo. Nel 1998, il direttore della polizia di Valona, dichiarava: “Ci sono più di 180 scafi per il traffico di droga e dei clandestini. Ogni scafista si nasconde sotto l’ombra di un commissario di polizia, di un politico o di un deputato”. I porti albanesi fanno partire verso l’Italia connazionali, ma ricevono anche cinesi, filippini, curdi, pakistani, trasportati nei diversi paesi europei, soprattutto verso la Germania. Gli scafisti albanesi sono concentrati nell’area di Valona, da dove si parte per San Cataldo di Lecce, per Otranto e infine attraverso la rete ferroviaria verso l’Italia del nord e altri paesi europei.