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Le impronte digitali

Alcuni rapidi elementi sulla storia delle impronte digitali ai fini dell'identificazione personale

Per impronte digitali s’intendono le impronte lasciate su superfici lisce, dalle creste cutanee dei polpastrelli per l’identificazione personale. Nel 1892 in Argentina nacque un ufficio addetto alle indagini tramite le impronte digitali. Nel 1901, in Inghilterra, ad un commissario di Scotland Yard, sir Edward Henry, fu affidato l’incarico di dirigere il Metropolitan Police Fingerprint Bureau, dopo che aveva lavorato in India, buona base di sperimentazione per le impronte digitali. Henry nel 1912 subì poi un attentato ad opera di un tassista, che gli sparò tre colpi di pistola dopo aver avuto la revoca della sua licenza, perché la verifica delle impronte lo aveva compromesso. L’inglese Francis Galton (1822-1916) pose i fondamenti per classificare i vari sistemi relativi alle impronte digitali. Un metodo d’identificazione personale venne ideato da Alphonse Bertillon (1853-1914) che si fondava su undici misure del corpo umano: la statura, il tronco, l’apertura delle braccia, la lunghezza dell’orecchio destro, le dimensioni del capo, ecc. L’FBI possiede un archivio di 175 milioni di impronte digitali utili per le identificazioni dei criminali. Attualmente in Italia il Casellario centrale d’identità, che è la struttura che dovrebbe raccogliere i cartellini fotosegnaletici provenienti dalle varie forze armate, possiede circa 35 milioni di impronte digitali.