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La filosofia del magnaccia

I cosiddetti magnacci, sfruttatori di donne, in uno splendido racconto tratto da "Inchiesta a Palermo" dell'indimenticato Danilo Dolci, Einaudi 1957. La scena si svolge a Palermo durante l'occupazione americana, nella seconda guerra mondiale

I magnacci, li chiamano anche mangiaspacchime, sono quelli che proteggono queste donne. Ognuno protegge la sua donna: appartiene a mia, è la mia femmina. Tante volte esige lui le marchette, sta attento che la pagano perché ci sono i cosiddetti brucia-paglione, quelli che fottono e non pagano. Certi di questi magnacci sono spie della questura: vedono di notte quello che succede e glie lo dicono. Tra le donne c’è gelosia dei loro magnacci. Una donna, per tutto l’oro del mondo non si dà al magnaccio dell’altra: sarebbe un’offesa all’altra e, quando capita, certe volte c’è di mezzo lo sfregio, una tagliatina di faccia o una coltellata. E certe volte lui, se si accorge che lei l’ha tradito, l’incula per sfregio e poi lo dice a tutti perché sia disprezzata… Il magnaccio non si piglia percentuale, vive sulla donna. Va vestito elegantone, anelli alle dita, brillante al dito, collanina al collo. Di mattina sono poco in giro perché dormono. La notte girano a trovare clienti e a stare attenti che la ragazza non li truffi, non ci dia di meno. In genere questi sono pregiudicati prima, malvisti dalla polizia, e poi adagio adagio, continuando ad avere a che fare con la polizia, diventano spie. Centinaia sono a Palermo questi magnacci. Giocano a carte a soldi, al bigliardo, ai giochi di lusso: pocher eccetera. Una prostituta un pò bella può guadagnare 4000 lire al giorno, di media. Quando arrivano le navi americane non c’è prezzo: gli americani li buttano i soldi.