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La "Fratellanza" di Favara

Una grande organizzazione a delinquere, con circa cinquecento adepti e con un forte spirito mafioso

Il prof. Paolo Pezzino dell’Università di Pisa, eccellente studioso, nel Suo lavoro “Una certa reciprocità di favori”, Angeli, Milano 1990, ha sviluppato una accurata analisi della cosiddetta “Fratellanza” di Favara. Si trattava di una associazione malavitosa siciliana che si estendeva, oltre che a Favara, anche nei comuni vicini di Canicattì, Racalmuto, Grotte, Aragona e di cui si hanno notizie negli anni settanta ed ottanta dell’ottocento. Gli appartenenti alla setta avevano uno statuto, pagavano una tassa mensile di 50 centesimi e per entrare nella consorteria dovevano venire iniziati. Secondo un articolo d’epoca, Colacino soteneva che la “Fratellanza” era “la più alta espressione della mafia” ed era costituita da zolfatari, minatori, contadini, artigiani, mugnai, pastori, calzolai, gabelloti. In particolare l’attività della “Fratellanza” si svolse dal 1878 al 1883, uccidendo, intimidendo e saccheggiando, sotto il sembiante di una associazione politica ispirata ad intendimenti repubblicani. Infine, sostiene Pezzino: “le vicende della “Fratellanza” di Favara confermano l’ampia valenza politica dell’uso della violenza organizzata nella società siciliana”.