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Il terrorismo mafioso del 1993

La Cassazione ha confermato sostanzialmente le decisioni della Corte d'Appello di Firenze in ordine alle bombe del 1993

Nel nostro paese nel 1993 sono state attuate alcune stragi di grande portata, che sconvolsero gli italiani e danneggiarono gravemente talune parti del patrimonio artistico nazionale. In particolare subirono danni di rilievo stabili, chiese, case, monumenti a Milano, in via Palestro, a Firenze, in via dei Georgofili, a Roma, in piazza San Giovanni e San Giorgio al Velabro. Ma soprattutto morirono ben dieci persone con oltre cento feriti. La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato l’impianto accusatorio della Corte d’Appello di Firenze con sentenza del febbraio 2001, ritenendo Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, esponenti di alto profilo della mafia siciliana, tuttora latitanti, i mandanti della strategia di terrorismo mafioso. La posizione di Antonino Messana, invece, è stata modificata rispetto alle precedenti decisioni, con talune pene aggravate annullate. I condannati all’ergastolo sono Totò Riina, Filippo Graviano, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano, Gaspare Spatuzza, Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Cosimo Lo Nigro, Gioacchino Calabrò, Francesco Giuliano, Antonino Mangano, Gaspare Spatuzza, Filippo Graviano, Giuseppe Barranca, Salvatore Benigno, Luigi Giacalone, Giorgio Pizzo. In particolare, secondo gli accusatori, da parte della mafia siciliana lo scopo era quello di rinsaldare le forze dopo che tanti mafiosi avevano deciso di collaborare con le forze dell’ordine ” e lanciare all’esterno un duro messaggio alle istituzioni: o ammorbidite la vostra linea, in particolare sul 41 bis, o Cosa Nostra alzerà sempre più il tiro con una escalation di violenza e brutalità”.