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Il frieno della camorra

Il regolamento della camorra partenopea prende le mosse dall'antica delinquenza spagnola

Il cosiddetto “frieno” è lo statuto della camorra, il suo codice ed il suo regolamento. Il frieno napoletano si ispira pari pari al frieno della “Garduna” spagnola, temibile compagnia di delinquenti. Nel frieno della “Garduna” vi sono i fondamenti essenziali poi osservati dalla camorra napoletana. Russo e Serao, nel loro libro, “La camorra. Origini, usi e costumi dell’annorata soggietà”, Napoli 1907, ne riportano i seguenti articoli: art. 1. Ogni uomo onorato che possiede occhio acuto, fine orecchio, gamba snella e punto lingua, può divenir membro della Garduna. Possono altresì divenirlo le persone rispettabili di una certa età, che desiderano servire l’associazione… Art. 2. L’associazione riceve ancora sotto la sua protezione ogni “matrona” che avrà sofferto per la giustizia… come pure accoglierà quelle che saranno presentate da qualche fratello. Art. 3. I membri della congregazione saranno divisi in “chivatos” giovani onorati, “postulanti” picciotti, “guapos” camorristi, “fuellas” spie. Le matrone in “corbeteras” ricattatrici e le giovanette in “sirenas” sirene. Queste devono essere vispe, fedeli e provocanti. Art. 4. I “chivatos”, fin tanto che non avranno impreso a lavorare, non potranno intraprendere casa da soli, nè servirsi del coltello, se non per difesa personale. Essi avranno cibo, alloggio e sostegno per cura della compagnia. Ciascuno di essi riceverà a tale scopo 136 maravedis ogni giorno dal “capataz”. Ove alcuno di essi renda alla congregazione qualche segnato servigio, sarà immediatamente promosso al grado di “postulante”. Art. 5. I “postulanti” saranno adoperati a rubare, operando con mano agile, per conto e in beneficio dell’ordine. Su ciascuno dei furti il fratello riceverà la terza parte lorda del ricavato, sulla quale però sarà prelevata qualcosa per le anime del purgatorio. Dalle altre due terze parti si preleveranno soldi per le spese di giustizia e per far celebrare messe di riposo per le anime dei nostri trapassati. Art. 6. I “guapos” eseguiranno gli “oscuramenti”, colpi di pugnale, gli “interri”, assassinii, i “viaggi”, rapine a mano armata, i “battesimi”, getto di una persona nell’acqua, i “bagni”, annegamenti. I guapos percepiranno la terza parte lorda di tutte le operazioni. Art. 7. Le “corbeteras”, ricettatrici, riceveranno il 18% su tutte le somme da esse procacciate, e le “sirenas” avranno sei maravedis per ogni peseta versata dai guapos nella cassa della compagnia. Sarà di esclusivo loro profitto ogni dono che loro venisse fatto da signori nobili o monaci. Art. 8. I “capataz” capi società, saranno nominati fra i guapos, che avranno almeno sei anni di servizio e che avranno ben meritato. Tutti i fratelli debbono morire piuttosto martiri che “confessori”, sotto pena della degradazione, esclusione dell’ordine e persecuzione. Fatto in Toledo, l’anno di grazia 1420, terzo della costituzione della nostra onorevole compagnia”.